13 ago. – Associazione mafiosa. Questa l’accusa per la quale quattro componenti della ‘ndrina calabrese Bellocco di Rosarno, già in carcere a Bologna, sono stati raggiunti da un ordine di custodia cautelare emesso dal Gip di Reggio Calabria. Un passaggio necessario, dal momento che la procura calabrese è competente per territorio. Si definisce così il quadro delle accuse nei confronti dell’organizzazione criminale che si era insediata in Emilia-Romagna. L’ordine del Gip individua Carmelo Bellocco, 53 anni, come il capo dell’organizzazione, con ruoli di decisione sulle azioni criminose da compiere e sulle vittime da colpire. Il boss era stato arrestato il 26 giugno per detenzione di arma clandestina. Ora l’accusa, anche per lui, è associazione di stampo mafioso. Dopo essere uscito di prigione in affidamento ai servizi sociali nel luglio 2008, continuava a comandare dal bolognese le attività illegali della cosca (usura, riciclaggio, traffico di droga), mentre ufficialmente lavorava nell’azienda ortofrutticola dell’amico Rocco Gaetano Gallo. Al momento del fermo, stava per scatenare una guerra mafiosa contro un’altra famiglia, gli Amato. Il 22 luglio erano scattate le manette anche per Gallo, per la moglie di Bellocco Maria Teresa D’Agostino e per il figlio Domenico, mentre l’altro figlio Umberto e altri due parenti erano stati fermati in Calabria. “Riteniamo – ha dichiarato il vicedirigente della Squadra Mobile di Bologna Lorenzo Bucossi – che siano stati arrestati tutti i componenti della ‘ndrina Bellocco presenti sul territorio bolognese”
