11 feb. – Saranno in 10.000, a bordo di 3 treni speciali e 120 pullman, i lavoratori emiliano-romagnoli che parteciperanno alla manifestazione di Roma indetta da FIOM e Funzione pubblica della CGIL.
“Una partecipazione significativa in un momento di grave crisi” ha detto il segretario regionale FIOM Gianni Scaltriti, considerando che molte aziende in cassa integrazione hanno spostato le settimane di CIG in modo da far cadere i turni di lavoro proprio il 13 febbraio.
Al centro della protesta ci sono i mancati interventi del governo per sostenere i redditi nel momento in cui la crisi si manifesta. La richiesta è l’allargamento degli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori non tutelati, come i 4.500 in regione che solo nel settore pubblico vedranno scadere il contratto a luglio 2009 e non hanno diritto alle indennità.
Le ragioni però non si fermano qui. “Da quando abbiamo indetto lo sciopero il governo non ha fatto che aggiungere motivi per protestare – attacca Marina Balestrieri, segretario regionale del FP Emilia Romagna -. I nostri medici si oppongono alla possibilità di denunciare gli immigrati non in regola con i documenti che si rivolgono alle strutture sanitarie.” Nelle ultime settimane anche in Emilia-Romagna l’accesso ai pronti soccorso da parte di stranieri è calato del 15-20%, nonostante la norma non sia ancora in vigore. “L’effetto intimidatorio del governo ha funzionato” spiega Balestrieri.
Su questo tema ci sono già stati contatti informali con la Regione, che sta pensando ad una normativa regionale ad-hoc che tuteli i medici che si rifiuteranno di denunciare gli immigrati non in regola con i documenti, qualora entrasse in vigore il reato di clandestinità.

