Imprenditori romagnoli vittime di estorsione mafiosa

22 feb. – La procura distrettuale antimafia di Bologna ha ordinato il fermo di dieci persone indiziate di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Un provvedimento d’urgenza, eseguito dai carabinieri del Ros che segnala l’innalzamento del livello di penetrazione della criminalità organizzata in Emilia-Romagna.

Questa volta, infatti, a cadere nella rete estorsiva di esponenti della camorra trapiantati nella riviera romagnola sono stati alcune decine di imprenditori locali attivi tra Rimini, Riccione e San Marino, e non più conterranei spostatisi al Nord. Picchiati, minacciati e ricattati per avere denaro o altri beni, contemporaneamente da tre clan diversi, avversari in Campania ma coalizzati tra loro per l’occasione. I tre gruppi sarebbero riconducibili ai clan del Casalesi, dei Maraniello e dei Vallefuoco.

Una coppia di imprenditori è stata vittima per mesi di pressioni intimidatorie che rischiavano di sfociare in violenza diretta. Gli investigatori hanno deciso quindi di fermare gli indagati, nel mirino già da alcuni mesi. L’urgenza del provvedimento è stata motivata anche dal pericolo di una fuga, dato che alcuni di loro avevano dormito in passato in grotte o in alberghi messi a disposizione di amici, proprio per evitare possibili arresti.

Le vittime non hanno denunciato ma, chiamate come persone informate sui fatti e messe di fronte alle informazioni raccolte dalle indagini, hanno confermato.

I metodi utilizzati erano inizialmente amichevoli: la prima faccia che conoscevano i taglieggiati era quella di un imprenditore benvestito che può aiutare a superare un difficile momento di crisi prestando liquidità. Un rapporto che sembrava una vera amicizia, con frequentazioni assidue che poi si affiancava e veniva sostituita da minacce e violente pressioni per ottenere la restituzione del prestito a tassi d’usura. Per convincere un imprenditore a pagare, per esempio, lo hanno portato nel retro di una capannone ad assistere al pestaggio di un’altra persona. In un’altra occasione hanno minacciato anche il rapimento del figlio.

Questa indagine, ha confermato il procuratore capo Roberto Alfonso, conferma che l’ Emilia-Romagna è un terreno molto ghiotto per la criminalità organizzata. “Non hanno più timore perché riescono ad intimidire anche imprenditori e commercianti di questa zona. perché dinanzi alla violenze finica diventa difficile denunciare” ha detto il procuratore.

Alle dieci persone fermate in quest’operazione vanno aggiunti i nomi di Francesco Agostinelli e Francesco Sinatra, del clan dei Casalesi, già stati arrestati lo scorso 4 febbraio a Riccione, formalmente per questioni di droga e armi.

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