Imprenditori condannati per lavoro nero. Li denunciarono 14 operai moldavi

Due imprenditori italiani sono stati condannati dal Tribunale collegiale di Bologna per aver sfruttato il lavoro di operai moldavi impiegati in nero. A denunciarli, nella primavera del 2006, erano stati 14 lavoratori, 12 dei quali, nel settembre 2007, ottennero per questo il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, in base all’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione (gli altri due tornarono nel paese d’origine). Fino ad allora la norma era stata applicata quasi esclusivamente a casi in cui donne che si prostituivano avevano denunciato i propri sfruttatori.

Francesco Calvo e Giovanni Minà, il titolare della ditta Edilcavo e il suo braccio destro, entrambi originari di Crotone, sono stati condannati rispettivamente a due anni e a un anno e sei mesi per favoreggiamento della permanenza di lavoratori stranieri irregolari per ottenere un ingiusto profitto da manodopera in nero, quindi a basso costo. Secondo il titolare dell’inchiesta, il pm Valter Giovannini, i due reclutavano gli operai tramite annunci, promettendo un’assunzione e il permesso di soggiorno; in realtà li facevano lavorare in nero, li sottopagavano, e dopo essersi fatti consegnare il passaporto,  pretendevano anche  il versamento di 2 mila euro.

Il magistrato aveva chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove per l’accusa di associazione a delinquere e la condanna, rispettivamente a tre anni e sei mesi e a tre anni, per il favoreggiamento (un terzo imprenditore indagato morì pochi giorni prima dell’esecuzione delle ordinanze di custodia).

Gli operai moldavi si erano rivolti anche il sindaco Sergio Cofferati. Avevamo raccolto le loro testimonianze.

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