1 apr. – Pierino Arlotti morì nel gennaio 2003 a 57 anni di mesotelioma pleurico, una terribile malattia che impedisce di respirare, dovuta all’inalazione di amianto. Ora il titolare della Ravaglioli, azienda del bolognese in cui l’uomo aveva lavorato per sei anni, è stato rinviato a giudizio per omicidio colposo. Il tetto dello stabilimento era stato costruito con eternit e rilasciava fibre di amianto. Secondo il pm Lorenzo Gestri l’allora titolare Damiano Ravaglioli, che ora ha 80 anni, ha violato le norme in materia di igiene e sicurezza del lavoro. Arlotti era operaio specializzato e lavorava nel reparto prototipi. In un primo momento il pm titolare dell’indagine Paolo Giovagnoli aveva chiesto l’archiviazione, ma la famiglia ha fatto opposizione e ha presentato una vecchia relazione dell’Usl in cui si spiegava che il capannone aveva il tetto bucato in più punti, che perdeva acqua, che gli ambienti erano polverosi e non c’erano finestre né ricambio d’aria. Per questo il Gip Giorgio Floridia decise l’imputazione coatta. Secondo la difesa della ditta lo stabilimento aveva un sottotetto che evitava la dispersione dell’amianto e Arlotti è stato l’unico dipendente ad ammalarsi.
