Il sisma affossa il Pil regionale. Si spera nella ricostruzione

3 ott – I danni del terremoto non si riescono ancora a quantificare ma arrivano già i primi conti e in un quadro di crisi generale, che non tende a recedere, il pil emiliano scende sotto a quello nazionale. I dati ufficiali, elaborati da Unioncamere e Prometeia registrano una flessione del 2,5% del pil regionale contro il 2,4% della media italiana; a pesare, secondo il presidente regionale di Unioncamere, Carlo Alberto Roncarati sono “le difficoltà del manifatturiero, ma soprattutto il sisma“.

I dati congiunturali (presentati oggi dal presidente di Unioncamere con il numero uno di Confindustria, Maurizio Marchesini e il direttore regionale di Intesa S. Paolo, Adriano Maestri) delineano un quadro drammatico per l’economia emiliana che non darà segni di ripresa neanche nella prima parte del 2013. “Il conto del terremoto lo faremo alla fine, ma sarà pesantissimo” , ha detto Roncarati pensando soprattutto alla perdita di clientela per le aziende ferme a lungo a causa dei danni del sisma.

La pensa allo stesso modo anche Marchesini ma la riscostruzione potrebbe far ripartire l’economia che, ha detto, “sconterà all’inizio del 2013 gli effetti del terremoto”. Aspettando che l’economia della regione torni in positivo, l’Emilia Romagna deve fare i conti con un quadro congiuturale pesante, dove fatturato, produzione e ordini sono in negativo e l’export, motore del sistema produttivo, resiste ma rallenta (-1,1%).

Per invertire rotta, secondo Marchesini, serve “raffreddamento delle tensioni finanziarie dello spread, una riduzione del cuneo fiscale e del livello di tassazione sulle imprese, oltre a sgravi su investimenti in ricerca e reti di impresa”.Il recupero sarà lento ma arriverà: l’unico indicatore a rimanere negativo sarà quello dell’occupazione dato che nel 2013 per molti terminerà anche la cassa integrazione.

Get the Flash Plugin to listen to music.