20 giu- Un filo “resistente” lega Bologna e Palermo da 32 anni; filo a cui è attaccata la memoria delle 81 persone scomparse sul volo Bologna-Palermo il 27 giugno 1980. Il Dc9 Itavia, secondo l’ordinanza del giudice Rosario Priore ripresa dai magistrati romani che hanno riaperto l’inchiesta, è stato abbattuto durante un conflitto tra aerei militari.
A commemorare la strage di Ustica, mercoledì 27 giugno, a Bologna ci sarà anche il neo-sindaco di Palermo Leoluca Orlando. La sua presenza al fianco del sindaco Merola “sarà un modo per riallacciare i rapporti in un momento in cui l’attenzione dei governanti sul caso sembra essersi spenta”, ha detto Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti e vittime della strage di Ustica.
Le celebrazioni inizieranno alle 10 nella sala Anziani di Palazzo d’Accursio, dove sarà anche presentato al pubblico l’archivio digitalizzato dei documenti relativi alla strage.
Il programma di iniziative per l’anniversario “vuole essere un altro pezzo del periodo di stragi che ha toccato questo paese. Ustica porta con se una ferita ancora molto profonda e molto particolare, che non è lenita e non trova pace” ha detto il presidente dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna Matteo Richetti, che pensando alle stragi vuole mantenere viva la memoria andando oltre le solite commemorazioni. A questo serve il premio per i giovani Scenario per Ustica, organizzato dall’assemblea legislativa con l’associazione dei parenti, i cui vincitori si esibiranno nella serata di mercoledì nel Giardino della memoria nell’ambito della rassegna Percorsi di verità e memoria, organizzata dal Comune.
La memoria per essere viva deve viaggiare appoggiata a sostegni, non a lapidi; in un momento in cui l’attenzione dei governanti verso fatti come questo sembra spegnersi, il premio, la rassegna e Patti Smith in concerto il 15 luglio, sono tutti eventi che vogliono tenere viva la memoria e sensibilizzare quanta più gente possibile su un caso mai risolto, le cui verità viaggiano tra segreti di stato e non-risposte da parte degli stati interpellati.
Nel 2010 l’allora ministro della giustizia Alfano ha firmato 4 rogatorie con le quali si chiedeva agli Stati Uniti, alla Francia, al Belgio e alla Germania di collaborare con i pm italiani per attribuire una nazionalità agli aerei militari che quella notte volavano vicino al Dc9. L’ultima tra le risposte arrivate alle rogatorie è del Belgio che si è trincerato dietro il segreto di stato. Questa risposta, dice Bonfietti, “sembra essere un ammissione di responsabilità militari in una vicenda che, solo attraverso un sussulto di dignità da parte dei nostri governanti, può sperare di arrivare alla sua definitiva risoluzione”.

