Il sindaco Virginio Merola ha annunciato che, entro la fine del proprio mandato, il Comune di Bologna cederà quote di gran parte delle società partecipate. Il ricavato, nei piani del sindaco, servirà per gli investimenti. L’unica partecipata che non dovrebbe vedere ridotta la quota del Comune di Bologna dovrebbe essere Hera.
Per quanto riguarda le altre, invece, dall’Interporto al Marconi, passando per Seribo (l’azienda che si occupa della refezione scolastica) e per Afm (le farmacie comunali) e per molte altre ancora, Palazzo d’Accursio procederà con la vendita delle proprie quote.
Come prevedibile, l’annuncio del sindaco ha agitato la politica locale. Dalla Federazione della Sinistra è arrivato un secco no alla vendita dei gioielli di famiglia mentre l’assessore vendoliano Riccardo Malagoli si è detto a favore: “Se sarà necessario sacrificare le quote di qualche azienda meno indispensabile, per investire sul futuro della città, allora va fatto”.
Noi abbiamo chiesto un parere su questa dismissione a due economisti. Il professore Massimiliano Marzo è favorevole alla proposta di Merola perché consente al Comune di reperire fondi che possono essere impiegati per investimenti. Inoltre, dice Marzo, la mission del comune non è la stessa di un fondo di investimento che deve ottenere plus valenze dalla proprie partecipazioni: il Comune deve amministrare la cosa pubblica.
Ascolta Marzo Massimiliano Marzo
Contrario invece alla vendita è l’economista Emiliano Brancaccio per cui, stanti le condizioni di contrazione del mercato, il rischio che si arrivi ad una svendita è più che concreto.
Ascolta Brancaccio Brancaccio

