1 apr. – Era l’inizio degli anni ’90 quando una band bolognese mandava a gambe all’aria tutto quello che si sentiva in Italia in quel momento, faceva tre dischi nel giro di dieci anni e poi spariva nel nulla. Ora gli Splatterpink tornano sulle scene con un nuovo ep, che verrà presentato venerdì 4 al Locomotiv Club: una manciata di canzoni che a loro volta anticipano un nuovo album, il quarto della carriera della band.
“Si chiameranno entrambi Dolan Aproevd“, hanno raccontato ai nostri microfoni il cantante e bassista Diego D’Agata e il sassofonista Alessandro Meroli, che formano gli SplatterPink di oggi insieme al batterista Ivano Zanotti e al chitarrista Federico Bernardi. Il nome deriva da una striscia-fenomeno della rete politicamente scorretta e caustica, un po’ come è lo stile della band che, anche grazie all’intensa attività di trollaggio di Diego, parla spesso della rete nei suoi nuovi testi, compreso l’inedito “Mongoflashmob”, che potete ascoltare qua insieme all’intervista.
“Ma oggi ci prendiamo meno sul serio di allora”, ha detto Diego, che ci ha raccontato il perché la band è nata e perché si è riformata, e tutto è più semplice di quanto crediate: “C’era la voglia di suonare“, ha raccontato il musicista a Maps oggi pomeriggio. E la voglia è cresciuta da subito, dalle prime prove per un live sempre al Locomotiv di qualche tempo fa, fino alla chiusura degli ultimi brani. Lo stile che la band ha affinato nei tre album, Industrie jazzcore, Nutrimi e #3, viene portato avanti in questa quarta prova degli SplatterPink, che Maps ha avuto la possibilità di ascoltare quasi per intero. Il senso di rottura viene portato avanti, senza compromessi, in maniera coesa, acida e ironica. I pezzi suonano potenti, nonostante la loro complicatezza arrivano dritti in faccia, oggi come allora. “Rendiamo dinamici i mantra”, ha detto Alessandro. Una definizione che pare ad effetto e invece riassume benissimo gli SplatterPink di oggi e di ieri, dimostrando una coerenza rara.



