Bologna, 20 mag. – Il Tribunale del Riesame di Bologna ha disposto il sequestro preventivo per l’ex convitto in via Zanolini, occupato dal 15 ottobre scorso dal collettivo Cua. L’edifico, di proprietà delle delle suore di San Giuseppe, è stato ribattezzato “Studentato Taksim“. Il gip Letizio Magliaro, ad aprile, aveva bocciato la richiesta avanzata dal pm Antonello Gustapane, che aveva deciso di ricorrere al Riesame.
“Taksim si barrica – è la risposta degli attivisti – e la risposta repressiva al problema sociale che abbiamo sollevato non potrà che vedere la nascita di nuovi studentati e case occupate, per gli studenti e non solo. Stiamo lavorando per questo, è una promessa!”
“Taksim – spiega un comunicato – nasce nell’ottica di far emergere uno dei tanti problemi che uno studente bolognese si trova ad affrontare, come quello dei costi elevatissimi degli affitti nella zona universitaria e del diffuso fenomeno della stipulazione di contratti in nero. Sappiamo inoltre che a fronte di 80.000 studenti fuorisede a Bologna, i posti letto messi a disposizione dall’università non arrivano neanche a 1.500; per questo abbiamo voluto riaprire uno spazio lasciato all’abbandono e alla speculazione edilizia per farlo rivivere, per fargli trasudare dalle sue pareti il calore delle nostre lotte. Ma non solo: l’obbiettivo che ci siamo voluti porre con questa occupazione, è stato quello di portare avanti una lotta concreta che parlasse di reddito e spazio urbano, ai bordi tra università e metropoli, sapendo unire più percorsi e portandoli all’interno delle nostre università.
Per l’occupazione di Taksim 21 tra studenti e attivisti sono indagati per invasione di edifici, violenza privata (l’accusa è di aver spintonato la madre superiora per impedirle di accedere ai locali), danneggiamento e per il furto dell’acqua potabile dopo aver forzato i sigilli al contatore di Hera. Nell’accogliere la richiesta di sequestro del pm, il collegio del Tribunale del Riesame ha smontato la lettura del gip secondo cui lo strumento più adatto per questo contesto doveva essere lo sgombero di polizia e non il sequestro.
”Dopo oltre un semestre dall’occupazione abusiva”, obbietta il Riesame, non si è ”ancora fatto ricorso né allo sgombero di polizia, né all’ulteriore strumento alternativo indicato dal gip, ossia l’adozione di ordinanza sindacale attuata mediante attività di sgombero da parte delle forze dell’ordine, né ad altro provvedimento amministrativo mirato a quel risultato, ma neppure al sequestro preventivo in via di urgenza”. Per questo, scrive il Riesame, ”l’intervento dell’autorità giudiziaria appariva, oltre che legittimo, ormai necessitato, per interrompere una situazione di illegalità penale altrimenti destinata ad indefinitamente protrarsi”.


