Il responsabile


10 nov. -La crisi che si è abbattuta sul nostro paese e il tracollo finanziario che sta accompagnando la fine del governo Berlusconi hanno radici essenzialmente politiche. All’interno di un quadro determinato da una Unione Europea fragilissima proprio perché priva di una guida politica, che agisce sulla spinta della mediazione tra gli interessi nazionali di Francia e Germania, i tre anni di governo Berlusconi hanno definitivamente segnato la scomparsa dalla scena internazionale dell’Italia.

Il governo guidato da un uomo accusato di decine di reati che ha trascorso molta parte del suo tempo in cene eleganti non ha raggiunto alcun obiettivo, non ha realizzato nulla. Il paese si è sostanzialmente autogestito per 43 mesi. Due immagini per riassumere l’inanità totale dell’esecutivo: nei giorni terribili delle alluvioni sullo Spezzino e su Genova il ministro dell’Ambiente è spiccato per la sua assenza, di lei abbiamo letto uno scarno e banale comunicato, null’altro. Quasi contemporaneamente il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, presentato un’era fa come il Super ministro, bofonchiava qualcosa con aria stralunata e imbarazzata a conclusione della conferenza stampa di chiusura del G20 a Cannes, accanto ad un Berlusconi a cui non rivolgeva neppure lo sguardo. Anche Tremonti scomparso, isolato e sotto scacco dopo l’apertura dell’inchiesta Milanese.

La cialtroneria, l’incompetenza, la miopia della squadra che ha guidato il paese fino ad ora ha reso afono il nostro paese nelle vere sedi del potere globale. Le richieste, le posizioni italiane non sono state mai ascoltate all’interno dei board che guidano le scelte dell’economia e della finanza europea e internazionale. La fuga dai titoli di stato italiani è cominciata qualche settimana fa, dopo la decisione presa dalla European Banking Authority, con il parere contrario della Banca d’Italia, su quali banche dovessero essere ricapitalizzate e come si dovessero contabilizzare le obbligazioni sovrane. La scelta ha premiato gli istituti tedeschi e francesi a scapito dei nostri. E ha spinto le banche a liberarsi dei titoli italiani. La forza di imporre scelte determinanti ha le radici in istituzioni salde, nelle mani di donne e uomini che abbiano strategie da implementare.

Non è stato così negli anni del berlusconismo, meno che mai nell’ultima fase del suo regno. La responsabilità di quello che sta accadendo è prima di tutto del premier e degli uomini che lo hanno circondato.  Il mercato e gli speculatori, con le loro evidenti responsabilità, non diventino alibi.

Lucia Manassi

 

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