Devid è morto di broncopolmonite. La Procura convoca i genitori

11 gen. – Il giorno dopo la notizia della morte di Devid Berghi arriva l’esito dell’autopsia: ad uccidere il piccolo sarebbe stata una broncopolmonite. E’ l’ipotesi più plausibile per gli esperti del policlinico Sant’Orsola di Bologna che hanno fatto il riscontro diagnostico sul corpo del neonato morto il 5 gennaio a soli 23 giorni. Il medico è stato sentito dal pm Alessandra Serra che indaga per ora senza ipotesi di reato; servirà l’esito degli esami istologici delle sezioni polmonari per avere delle indicazioni più precise sulla patologia polmonare che ha ucciso il bimbo. Per capire cioè se sia stata una broncopolmonite o se l’infiammazione vada cercata nell’ingestione di succo gastrico a seguito di un rigurgito.

La polemica sui servizi sociali in città non si placa, riaccesa dal fatto che la Procura dei minori ha spiegato di aver saputo della vicenda solo ieri dall’ospedale, mentre ancora il Comune non le ha comunicato nulla. La direttrice del settore sociale di Palazzo d’Accursio, Mariagrazia Bonzagni, replica così: “Prima di fare una segnalazione vanno fatte tutta una serie di verifiche approfondite. Queste persone rifiutavano gli aiuti e dichiaravano di avere una casa, non era così scontato che ci fossero gli estremi per intervenire”. Intanto è proseguito il lavoro della Procura di Bologna che ha aperto un fascicolo per ora conoscitivo senza, allo stato attuale, ipotizzare reati.

Il procuratore aggiunto Valter Giovannini ha voluto chiarire l’atteggiamento con cui si muoverà piazza Trento e Trieste: “Scandaglieremo con il massimo scrupolo ogni piega della vicenda – ha spiegato Giovannini -, comunque non si può dimenticare che, in generale, il dovere primario di tutela del minore dev’essere esercitato prima di tutto dai propri genitori“. Delle indagini si occuperà la pm Alessandra Serra. Questa mattina gli agenti della Squadra Mobile della Questura hanno sentito i genitori del bimbo come persone informate sui fatti. I due hanno ribadito di essere una famiglia normale, di lavorare saltuariamente e di non essere “clochard”, di abitare in via Tovaglie a Bologna. Del bambino hanno detto che non dimostrava alcun sintomo di malattia, fino al momento del malessere.

Che cosa non ha funzionato nella catena delle segnalazioni tra i servizi sociali? Il Commissario Cancellieri ha ripetuto anche in mattinata che la famiglia ha rifiutato l’aiuto e ha aggiunto  “Quello che conta è che il bambino è morto e che non siamo stati in grado di capire che aveva bisogno di noi. Se non siamo stati in grado perché non eravamo capaci o perché non c’erano le condizioni, lo dirà qualcun altro”. Il Commissario ha anche detto di essere consapevole che il decentramento dei servizi sociali abbia prodotto degli errori: “Riformerò i servizi sociali”, ha affermato.

Devid e il gemellino erano nati il 13 dicembre al sant’Orsola, bimbi prematuri che sono stati ricoverati in ospedale fino alla fine dell’anno. Devid è stato dimesso il 29 dicembre, il servizio sociale del sant’Orsola ha fatto una segnalazione ai servizi sociali del quartiere Santo Stefano che hanno detto di conoscere il caso. Dagli operatori della Sala Borsa che avevano notato la famiglia nella biblioteca nei giorni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno è poi partita una segnalazione verso lo sportello sociale del quartiere Saragozza e a questo punto si sarebbe verificato l’intoppo. perché, come scrive questa mattina il Corriere di Bologna, il servizio sociale del Saragozza ha inviato una mail al Santo Stefano il 30 dicembre ma il responsabile in turno quel giorno avrebbe risposto che non avendo operatori disponibili non si sarebbe potuto muovere in alcun modo per verificare le condizioni della famiglia.

Ad aggiungere un altro tassello alla ricostruzione della tragica vicenda è l’associazione Amici di Piazza grande. La notte tra il 3 e il 4 gennaio, fa sapere l’associazione, quella precedente al giorno del ricovero in ospedale e del decesso, il piccolo Devid “l’ha trascorsa in una roulotte insieme alla sua famiglia, un riparo di fortuna che condividevano con un’altra persona senza dimora”.

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