“Qual è il piano B?”
“Il piano B è far rispettare il piano A”.
La situazione politica del Pd bolognese è descritta egregiamente in questa “strategia d’alto profilo” tratta da un B-movie in cui gigioneggiava John Travolta.
D’altronde l’altro giorno il segretario del Pd Donini, uscendo dalla stanza del Cev, ammoniva serio che “il partito non ha nessun piano B”. Sarebbe stato strano pensare il contrario.
Dunque per tutta la giornata, fino alla scadenza di lunedì, andrà avanti il mantra dei dirigenti del partito, dai generali ai caporali, che si paleseranno al capezzale del Cev per convincerlo ad andare avanti: “Il piano B è far rispettare il piano A”.
Se non ci fosse di mezzo l’episodio del malore, che merita comunque comprensione e rispetto (anche se non deve diventare un alibi), lo spettacolo rischierebbe di scivolare dal tragico alla farsa.
Sembra infatti che non si stia parlando di una candidatura a sindaco, ma di una prova titanica o di una missione suicida. il Pd vive in un eterno B-Movie: la città è assediata dai “cattivissimi trolls”, solo un uomo la può salvare. Il nostro eroe però è roso dal dubbio, esita ad abbandonare il focolare, lo stadio, le mogli e i mariti (tutti quelli che ha sposato). Quando finalmente prende spada e destriero per andare in battaglia la maledizione lanciata dall’ultimo imperatore, Dart-Cof-Erati, che già colpì il marchese Delbono, si abbatte su di lui e gli toglie “la Forza” . Ora il nostro eroe è sul pianeta Alba che medita il ritiro mentre i PJedi gli si affollano attorno per convincerlo a tornare e salvare il (loro) mondo.
Se il Pd non vivesse in un B-movie sarebbe tutto molto più semplice: intanto non sarebbero impegnati in una mission impossible, ma in ben più modeste elezioni comunali. A fronte di una imprevedibile e sfortunata evenienza che consigliasse al candidato designato di desistere, il suo partito risponderebbe indicando all’unanimità, dopo una riunione di Direzione, il proprio rappresentante. Esso sarebbe di norma il segretario cittadino, o in subordine un dirigente di partito con esperienza amministrativa unanimemente ritenuto in grado di svolgere l’incarico. Magari qualcuno rabbrividisce all’idea, come dargli torto? Ma il compito di un partito dovrebbe essere quello di selezionare una classe dirigente in grado di affrontare incarichi politici e amministrativi, altrimenti che ci sta a fare?
Ricordo che quando fu indicato Imbeni a succedere al professor Zangheri fiorirono epiteti e anche definizioni poco edificanti: per molti commentatori era solo un grigio burocrate – peraltro modenese – altri, in Comune, lo avevano soprannominato spic&span, dal nome di un noto prodotto di pulizia che non lasciava traccia.
Ebbene: a distanza di quasi vent’anni Renzo Imbeni è ricordato come l’ultimo dei sindaci con la “S” maiuscola che la città abbia avuto, che a dispetto dei suoi detrattori d’allora ha segnato la storia politica non solo cittadina con scelte che ai tempi sembravano, magari, di “normale amministrazione” a chi aveva “orizzonti rivoluzionari”, e che furono invece di grande coraggio e segnarono una discontinuità: si pensi solo alla prima sede pubblica concessa al movimento gay. Paradossi della storia, che ci ricorda però come sia sempre attuale la vecchia citazione di Brecht, “beato il paese che non ha bisogno di eroi”.


3 commenti
La malattia di Cevenini – a cui vanno umanamente tutti gli auguri di pronta guarigione – svela l’inganno delle primarie: non metodo democratico per scegliere un candidato (già deciso a tavolino), bensì processo di legittimazione di scelte deboli e prive di coraggio politico. Ora non sanno che fare perché, come classe dirigente, sono messi di fronte all’unica azione che evitano come la peste: assumersi le proprie responsabilità.
Aggiungo una considerazione a latere. Leggo su Repubblica [ http://bit.ly/aUooXo ] che Prodi ha telefonato a Cevenini, per spiegargli che “può costare molto dire di sì ma può costare anche dire di no”. Più un consiglio, la giudico una sgradevole minaccia, che tradurrei così: “Attento Maurizio: se bruci questa possibilità, bruci tutti i ponti e non ne avrai altre”. Questa notiziola, più di altre, mi sembra testimoniare il clima che si respira da quelle parti.
E’ sconcertante l’atteggiamento del PD bolognese nei confronti di una persona che, senza alcuna causa iettatoria, si trova in uno stato di estremo pericolo. Un ictus, generalmente, ne richiama un altro. Mio padre è morto per questo motivo. Lasci perdere questa insulsa campagna elettorale.