24 gen. – Il giro di affari complessivo dell’arte in Italia è di quasi 1,4 miliardi di euro. Un mercato esiguo se raffrontato con il contesto internazionale e che con la crisi internazionale ha ridotto ulteriormente il suo peso (dal 2% del periodo precrisi all’1% del 2010). Eppure l’arte, soprattutto italiana, rimane un ottimo investimento per chi può permetterselo.
Secondo il rapporto Nomisma e Università Lum, presentato a due giorni dall’inaugurazione di ArteFiera, il 2011 registra un calo rilevante delle vendite, con la chiusura di 6 case d’asta su 76 (tra cui l’importante Finarte), la ristrutturazione con licenziamenti e riduzione delle aste per altre, come le sedi italiane di Sotherby’s e Christie’s.
Eppure il mercato resta attivo e che guarda al futuro: le opere contemporanee mantengono rendimenti superiori a quelli di quelle moderne. Gli intermediari internazionali mantengono una politica di “price resistance” e i prezzi restano alle stelle, sia per l’arte moderna che per quella contemporanea, che costituiscoo il 43% del valore complessivo di tutto il mercato dell’arte in Italia.
Per chi può permettersi di fare un investimento considerevole l’arte può essere un investimento in Italia migliore della Borsa e addirittura dell’oro. I dati, teorici e basati sullla media delle vendite, dicono che a livello internazionale l’investimento in opere d’arte ha restituito dal ’95 un rendimento del 2,13%, che sale al 4,65% se si guarda il mercato italiano del contemporaneo, contro il 2,46% della Borsa statunitense e il 4,06% registrato dall’oro.

