14 giu. – I primi effetti del voto del referendum sull’acqua ci sono e segnalano tutte le spine della politica idrica attuata dagli enti locali negli ultimi anni. Hera, pur senza una nota ufficiale, ha fatto sapere di congelare il piano di investimenti per le reti, i depuratori e le fognature previsto per i prossimi due anni: “Ci limiteremo agli interventi di manutenzione ordinaria e aspetteremo di sapere dagli enti locali come intendano finanziare gli investimenti previsti”.
Mercoledì 15 giugno si riunirà l’ufficio di presidenza di Ato, l’agenzia presieduta dalla Provincia che riunisce i comuni del territorio, e poi ci sarà un confronto con Hera. L’argomento saranno le tariffe dell’acqua, anche gli aumenti erano stati congelati in attesa del voto referendario.
Andrea Caselli, il portavoce del comitato bolognese 2 sì per l’acqua bene comune avverte: “ora servirà un percorso veramente partecipato per cambiare la gestione dell’acqua”.
Ascolta Caselli Caselli post referendum
E se i comitati per l’acqua chiedono una gestione diversa di Hera, l’assessore all’ambiente Emanuele Burgin fa presente che il primo risultato del referendum sarà la mancata copertura finanziaria di tutti gli investimenti sulla rete idrica e, se non ci saranno interventi legislativi nel merito, un probabile aumento delle bollette dell’acqua. Cambierà qualcosa? “Deve cambiare”, dice Burgin che però poi spiega che la convenzione con Hera è valida fino al 2020 e non può essere annullata unilateralmente.
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