1 giu. – L’emergenza per i tagli alla cultura sembrava in qualche modo rientrata e invece c’è stata la doccia fredda per Bologna e per il Duse di via Cartoleria, il più importante teatro di prosa cittadino, che si è visto confermare la soppressione dei contributi percepiti attraverso l’Ente teatrale Italiano, che verrà soppresso dalla manovra finanziaria di Tremonti.
I dipendenti del Duse questa mattina si sono riuniti in assemblea e hanno discusso della situazione che, se non cambierà qualcosa, porterà alla chiusura del teatro. Per lunedì 7 giugno è stata lanciata una serata-spettacolo per spiegare pubblicamente la situazione. Oltre alla cittadinanza saranno invitate le istituzioni e gli artisti bolognesi che, durante loro carriera, sono passati dal celebre teatro.
La situazione è però ancora incerta e nel tardo pomeriggio si svolgeranno due incontri che potrebbero chiarire lo scenario futuro. Da una parte, il presidente dell’Eti, Giuseppe Ferrazza, incontrerà Sandro Bondi, il cui ministero, ora che l’Eti sarà soppresso, rileverà le funzioni dell’ente.
Dall’altra, i sindacati hanno incontrato l’assessore regionale alla cultura, Massimo Mezzetti per discutere di un progetto, nato col suo predecessore Ronchi, che prevederebbe la creazione di una sorta di ente teatrale che organizzi e sostenga, anche economicamente, i teatri regionali. Duse compreso. Al termine dell’incontro, Alessio Festi della Cgil ha riferito che Mezzetti condivide pienamente lo stato di allarme e la preoccupazione per il Duse. La Regione, secondo Mezzetti, insisterà per avere comunque i finanziamenti promessi per il Duse e necessari alla fase di transizione in vista di un accorpamento con l’Arena del Sole.
Per i lavoratori l’interrogativo è se Comune e Regione riusciranno, anche loro colpiti dai tagli, a farsi carico dell’affitto e della gestione dello stabile e dei 28 dipendenti, quindici dei quali con contratti a termine.
Sul sito dell’Eti è stata lanciata una petizione per chiedere di non sopprimere l’ente.

