5 sett. – Era il 1909 quando, con i suoi ventisei metri di lunghezza per quattro di altezza, lo scheletro del Diplodocus carnegiei arrivò nelle sale del Museo Geologico Giovanni Capellini. Un ospite forse un po’ ingombrante ma di grandissimo valore storico e scientifico, esemplare unico in Italia.
A cento anni di distanza il Museo Capellini celebra il suo pezzo più spettacolare con una serie di iniziative: un incontro per i più piccoli, una conferenza internazionale e una mostra – “I dinosauri italiani e altri vertebrati fossili del nostro Paese” – che viene inaugurata oggi per restare visibile fino all’11 gennaio 2010 (aperta tutti i giorni, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, sabato e domenica dalle 10 alle 18).
“Si potranno vedere i più importanti fossili di dinosauro italiani – spiega il curatore Federico Fanti – in arrivo dalle collezioni di Milano, Trieste e Napoli, oltre ovviamente ai reperti della collezione permanente del museo. Oltre ai fossili, al piano terra sarà allestita anche una zona dedicata ai paleoartisti: illustratori che realizzano disegni di paesaggi e scene di vita quotidiana ai tempi dei dinosauri.
Il reperto originale fu rinvenuto il 4 luglio 1899 in Wyoming, uno scheletro completo di Diplodocus, uno degli animali più lunghi apparsi sul pianeta. La spedizione che ritrovò i resti del dinosauro era finanziata da Andrew Carnegie, tra gli uomini più ricchi d’America e grande filantropo finanziatore di biblioteche, musei, università e fondazioni. Dello scheletro del Diplodoco, in suo onore battezzato Diplodocus carnegiei, decise di fare una serie di calchi da donare alle dinastie regnanti d’Europa: una di queste fu consegnata a Vittorio Emanuele III. All’epoca Bologna era la prima città in Italia per la ricerca scientifica e per gli studi sui fossili e la paleontologia, così lo scheletro, nel 1909, venne donato al Museo Capellini”.
Photo gallery by Roberto Serra/Iguana Press

