Il “Cristo” sequestrato era arte

16 apr. – Un’opera «provocatoria» ma comunque un’«opera d’arte». Non hanno dubbi i giudici del Tribunale del riesame che hanno deciso il dissequestro della tela di Federico Solmi, esposta ad Arte Fiera a fine gennaio e sequestrata perché ritenuta blasfema.

«Si tratta di un’opera senza dubbio provocatoria vista l’associazione di simboli sessuali e simboli religiosi, ma ciò non esclude la sua riconducibilità alla nozione di opera d’arte», si legge nelle motivazioni dell’ordinanza emanata un paio di settimane fa.

Il sequestro era stato deciso dal procuratore reggente Silverio Piro per offesa e vilipendio alla religione di stato e per esposizione di oggetti osceni, ma il giudice per le indagini preliminari aveva già escluso l’offesa alla religione. Per quanto riguarda la presunta oscenità, stando al codice penale «non si considera oscena l’opera d’arte»; per quanto riguarda, invece, la presunta offesa alla religione, per il Riesame non sussiste, perché l’opera in questione è «un oggetto che non può essere considerato un vero e proprio crocefisso».

«Di per sé – osservano ancora i giudici – una figura maschile con il fallo in erezione [come quella rappresentata nell’opera di Solmi, ndr] costituisce un soggetto più volte rappresentato nell’arte sia classica che moderna, senza che ad esso sia attribuibile un significato esclusivamente osceno e, in via assoluta, incompatibile con il comune senso del pudore».

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