Il “Corvo elettorale” patteggia la pena a Catania

20 apr. – Ha patteggiato davanti al Gup di Catania una pena di un anno e sei mesi, l’ex carabiniere ed ex agente dei servizi segreti, Filippo Mineo, che si procurò la visura del casellario giudiziale di Alfredo Cazzola, un anno fa candidato sindaco a Bologna con l’appoggio di Pdl e Lega, da cui risultava un patteggiamento per evasione fiscale dell’aprile 1999. Le accuse a carico di Mineo erano di violazione di sistema informatico e corruzione. Secondo quanto lui stesso aveva detto al Pm, Mineo ebbe il mandato per trovare quel documento da Alberto Vannini e Marco Zanzi, dello staff di Giorgio Guazzaloca, nel 2009 candidato civico a primo cittadino con l’appoggio dell’Udc. Documento che riuscì ad avere dopo un tentativo fallito a Torino, grazie a un collega dei servizi che se lo fece stampare da un terminale della Procura di Catania. La visura venne poi fatta recapitare al consigliere di Bologna Città Libera, Serafino D’Onofrio, che sostenne di averla ricevuta anonimamente e che la divulgò in una conferenza stampa. Il funzionario dei servizi che lo aiutò nella ricerca andrà a giudizio nella città etnea nel giugno prossimo. La Procura di Catania ha prosciolto il cancelliere e l’operatrice del terminale della Procura.
L’inchiesta bolognese sul “corvo elettorale” si era chiusa la scorsa estate con l’archiviazione di tutti gli indagati: Vannini, Zanzi, Mineo, D’Onofrio e, altro candidato di Bologna Città Libera, Valerio Monteventi.

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