Bologna, 20 ott-. Una danzatrice che con ironia porta in scena il suo corpo e il modo in cui gli altri lo guardano, una performer che ci mette di fronte ad una carrellata di interpretazioni di donne, ragazze, madri, prostitute e anziane in uno spettacolo grottesco e paradossale che chiama in causa la morale e i tabù sessuali. E ancora una scrittrice che racconta un anno di incontri su Tinder e di come il sesso non debba essere ostaggio di sensi di colpa, ma anche documentaristi che hanno affrontato il tema della sessualità delle persone diversamente abili.
Dal 25 ottobre al 5 novembre Gender Bender torna a puntare i riflettori sul corpo, sulle sue rappresentazioni e sull’identità di genere come spazio da esplorare con oltre 100 appuntamenti, tra spettacoli di danza, proiezioni cinematografiche e incontri con autori, in oltre 20 spazi della città.
Giunto alla quindicesima edizione, anche quest’anno il cartellone del festival prodotto dal circolo Arcigay Il Cassero è ricchissimo: anteprime nazionali e internazionali, ma anche workshop e laboratori che accompagnano gli spettatori nella visione degli spettacoli e li trasformano in protagonisti. Si potranno provare i passi di danza, trovarsi fianco a fianco ai performers, ma anche mettersi nei panni di persone ipovedenti e non vedenti attraverso il laboratorio “L’amore è cieco” o entrare in contatto con corpi diversi dai nostri e con la percezione che abbiamo di loro.
Per la sezione danza spiccano i virtuosismi di Silvia Gribaudi in “R.OSA”, una performance che porta in scena l’espressione del corpo, della donna e del ruolo sociale che occupa invitando a riflettere su come guardiamo gli altri e cosa ci aspettiamo da loro sulla base dei nostri giudizi, ma anche le esplorazioni sensoriali di Igor Urzelai & Moreno Solinas che in “Andante” invitano il pubblico in uno spazio riempito di fumo dove i corpi dei performers appaiono e scompaiono. E ancora i rimandi alla lotta greco-romana di Carlos Pons Guerra, il tema dell’abbandono e della perdita portati in scena dalla compagnia ceca Dot504 e le ricerche sul femminile di Andreas Costantinou, solo per citarne alcuni.
Grande spazio anche al cinema, con la proiezione di 20 lungometraggi, tra fiction, documentari e animazione, dai maggiori festival internazionali. Storie potenti, altamente emozionali come “A quiet passion” dedicato alla poetessa Emily Dickinson o “England is mine” sull’adolescenza e giovinezza di Morrisey, futuro leader dei The Smiths, ma anche “Pushing dead”, film che parla di AIDS, del bisogno di una società che ci sostenga e della ricerca costante di una persona da amare e “Hello again”, una cavalcata attraverso gli orientamenti sessuali e di genere.
Per la sezione conversazioni ci sarà Selene Zorzi, teologa ed ex benedettina, autrice del volume “Il genere di Dio, la chiesa e la teologia alla prova del gender”, Giovanna Zapperi con “Carla Lonzi un’arte della vita”, Giulia Gianni con “Stiamo tutti bene”, scanzonata autobiografia che racconta le avventure di una coppia di donne lesbiche alle prese con la decisione di diventare madri. E ancora Cristina Portolano che in “Non so chi sei” racconta un anno di incontri su Tinder e Julie Maroh, autrice di “Il blue è un colore caldo” da cui è stato tratto il film “La vita di Adele” che presenterà il suo nuovo lavoro, “Corpi sonori”.
Il programma completo è consultabile su www.genderbender.it
“Cerchiamo di rappresentare le diverse letture che si possono fare del corpo, con uno sguardo particolare alle differenze di genere, all’identità e a come i tessuti sociali se ne fanno carico”, ha spiegato il direttore artistico Daniele Del Pozzo.




