Il contagio della protesta nelle scuole bolognesi

27 nov. – Sono sei gli istituti superiori occupati dagli studenti a Bologna in protesta. Gli istituti Aldrovandi Rubbiani e Pacinotti e i licei Minghetti, Laura Bassi e Copernico hanno seguito l’esempio del Rosa Luxemburg, occupato la scorsa settimana e ri-occupato dopo la pausa del weekend.

Protestano, come molti loro compagni nelle altre città, contro la nuova versione del ddl Aprea, in discussione da parte del Governo, che aprirebbe le porte ai privati, aziende e fondazioni nella gestione della scuola. Gli studenti dell’istituto Rubbiani cominciano a sentire l’effetto della riforma Gelmini e denunciano il taglio di alcune materie dall’offerta formativa. Sofia è una studentessa presente all’occupazione dell’istituto Rubbiani. SOFIA

Al Liceo classico Minghetti gli insegnanti avevano proposto agli studenti una forma di protesta “più leggera”, un’autogestione condivisa, ma i ragazzi hanno deciso di occupare. Marzia ci racconta com’è andata e i progetti in programma per la settimana, vorrebbero organizzare una notte bianca per aprire la mobilitazione all’università. marzia-minghetti

Dalla parte degli studenti in protesta c’è anche l’assessore all’Istruzione della Provincia di Bologna, Giuseppe De Biasi, “Quando non hanno risvolti violenti, che ovviamente vanno sempre condannati, le occupazioni sono un modo assolutamente legittimo di testimoniare il disagio che sta vivendo il nostro sistema scolastico”.

Un “disagio” che riguarda “soprattutto la ripartizione delle risorse che sta interessando in maniera forte le scuole”, con problemi “ancor più percepiti” su questo territorio, sottolinea l’assessore, “dove si registra anche un aumento della  popolazione scolastica e si vivono le problematiche legate al terremoto“.  Dunque “ben vengano le lezioni sul Crescentone fatte dagli studenti del Copernico e le proteste creative- conclude De Biasi- perché danno il senso di un rispetto per i valori educativi e di una vicinanza al corpo docente”.

 

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