7 ago. – Domande “sballate” o con più risposte valide, una sorveglianza colabrodo (a quanto pare ci si poteva scambiare informazioni al gabinetto o usare il cellulare), buste trasparenti dove consegnare il tutto alla fine del test. Non basta: in qualche caso nel “concorsone” delle polemiche in Regione, finito oggi di fronte al Tar dell’Emilia-Romagna, è stato addirittura un problema ricollegare correttamente il foglio delle risposte con quello delle domande, sottoposte in ordine diverso ai 731 candidati. C’è da capire perché la pubblicazione dei risultati è slittata più volte, dal 6 al 10 luglio, poi al 17 luglio quando sono state effettivamente pubblicate le graduatorie.
Il testo del ricorso presentato da una trentina di esclusi presenta un numero impressionante di presunte irregolarità, a cui si aggiunge l’accusa sul tempo “assolutamente insufficiente” a disposizione dei candidati per la prova comune: 40 minuti, uno per domanda, ma compreso il “tempo necessario a leggere le istruzioni, consegnate unitamente alla prova comune e riportate in tre fogli formato standard”.
Il dito dei ricorrenti viene puntato tanto nei confronti delle commissioni, che “hanno di fatto abdicato al loro ruolo istituzionale previsto” – dato che le “procedure selettive oggetto di contestazione sono state gestite dalla società esterna Giunti O.S.” – quanto sulla stessa Giunti. A questa società viene attribuita la
responsabilità di certe domande contestate presenti nelle prove.
E poi si copia. Per come si sono svolte le prove specifiche alcuni candidati, “collocati a stretto contatto tra loro, hanno sostenuto le stesse prove in momenti diversi e con possibilità di dialogo intermedio”. Tra le diverse prove, in particolare, “c’è stato chi ha fatto uso dei telefoni cellulari, chi ha potuto recarsi alla toilette accompagnato da un collega che aveva nel frattempo espletato la prova nell’ordine inverso, con chiara possibilità di ulteriore scambio di informazioni“.
Diversi problemi vengono poi denunciati per quanto riguarda la corretta (e anonima) consegna delle prove specifiche e nella correzione è risultato persino un problema nel collegare nel modo giusto domande e risposte.
In definitiva, il ricorso denuncia il “mancato rispetto delle più elementari regole di buona amministrazione in materia di organizzazione e gestione delle prove”. Ciò che ne è venuto fuori è una selezione “casuale” dei candidati “ammessi alla prosecuzione delle procedure concorsuali”, conseguenza “dell’eccentrico svolgimento delle procedure selettive bandite dall’amministrazione”.

