15 set. – Il Comune può aiutare le scuole che si avviano a ricominciare l’anno in mezzo a problemi di ogni tipo (mancanza di insegnanti di sostegno, aule sovraffollate, assenza di bidelli, solo per citarne alcuni) causate dai tagli del Governo.
La proposta è arrivata dall’Assemblea delle scuole di Bologna e dai presidenti dei consigli d’istituto che sono stati ascoltati in commissione alla presenza dell’assessore Marilena Pillati. Come? Lo spiega Giovanni Cocchi, insegnante alle medie e una delle anime dell’assemblea. Il Comune potrebbe mettere a disposizione delle scuole (in città ci sono 540 classi di scuola primaria) un “tesoretto funzionale” di 30 ore annuali in media per ogni educatore. Le ore servirebbero a coprire i buchi su alfabetizzazione, sostegno ai disabili, uscite didattiche, attività di recupero e laboratori. L’ipotesi costerebbe circa 300 mila euro al Comune. Soldi che si potrebbero recuperare nelle pieghe del bilancio o con una tassa di scopo ha spiegato Cocchi aggiungendo che lui personalmente li prenderebbe dai finanziamenti comunali alle scuole private.
Un’altra proposta operativa è stata fatta dal consigliere del Pd Francesco Errani che ha ipotizzato di “vincolare le risorse recuperate con la lotta all’evasione fiscale a servizi specifici, in particolare ai nidi e alle materne private”.
L’assessore Pillati ha definito di “grande interesse” la proposta dell’assemblea ma ha rimandato tutto ad una riflessione più complessiva.
In commissione hanno protestato anche gli educatori dei servizi integrativi scolastici del sindacato Usb che hanno esposto uno striscione sul cosiddetto appalto spezzatino.

