Avevamo detto fin da subito che la scelta di cambiare l’allenatore dopo la sconfitta di Napoli era illogica e ingenerosa. Solo per scaramanzia avevamo evitato di pronosticare pubblicamente quello che era ampiamente lecito temere: una squadra debole, privata delle (poche) certezze maturate con la precedente guida tecnica, correva il rischio a Genova non solo di perdere, cosa ampiamente prevedibile, ma addirittura di sprofondare. E così è stato.
Il fatto che questa analisi si sia puntualmente verificata non fa certo piacere ma rende comunque chiaro il quadro: il Bologna di Papadopulo aveva sempre tenuto il campo più che dignitosamente, raggiungendo anche qualche risultato di prestigio (il pari a Torino contro la Juve) e incassando sovente i complimenti degli avversari, come è successo domenica scorsa a Napoli.
Questo Bologna tramortito e impresentabile è straordinariamente simile alla squadra impaurita e sconclusionata dell’anno scorso. Qui non c’entrano le scelte di Colomba, che con tre giorni d’allenamenti ha inciso poco o nulla. C’entra invece la scellerata gestione della squadra portata avanti dall’allegro team Menarini “father&son”. La signora non capisce nulla di calcio, ma ha la straordinaria capacità di prendere le decisioni sbagliate nel momento sbagliato. Papà Renzo, che dovrebbe essere il grande vecchio più calmo e riflessivo, è riuscito invece a metterci del suo: ha sporcato il centenario facendo entrare nel salotto buono della società un “ospite” ben poco presentabile, Luciano Moggi, incensandolo e facendo capire a tutti, anche ai sassi, che big Luciano è una sorta di Direttore occulto delle scelte rossoblù. Impressione talmente vera che anche la cacciata di Papadopulo appare più come un braccio di ferro tra Moggi e Salvatori che non come una decisione della società.
I Menarini al secondo anno di serie A si rivelano per quello che sono: persone improvvisate, incapaci di calarsi nel mondo del calcio per dare una programmazione e un futuro alla squadra. La prospettiva di far affari con la costruzione del nuovo stadio appare ormai come l’unico disegno speculativo di questa dirigenza: si sono salvati per miracolo ma da persone pie e timorate di Dio quali sono dovrebbero sapere che i miracoli capitano una volta sola. Oltretutto, con tutti i guai e le malefatte che succedono in questo disgraziato mondo, l’onnipotente dovrebbe avere ben altri problemi che non quello di rimediare alla pervicace insipienza dei padroni del vapore rossoblù.


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