18 nov. – Dovevano essere pagati entro lunedì. Il presidente Porcedda, un po’ infastidito, aveva confermato di aver pagato e si era detto stanco che gli venissero fatti i conti in tasca.
Sta di fatto che ieri in tarda serata si è diffusa la voce che gli stipendi dei giocatori e la relativa Irpef non erano stati ancora pagati. Secondo le nuove regole di contrasto al “doping amministrativo” (come lo definiva l’ex patron del Bologna Gazzoni), la FIGC in caso di ritardo commina una penalizzazione alla squadra: in caso di insoluto sono dunque certi almeno 3 punti di penalizzazione.
Dalla società non è giunta nessuna comunicazione, neppure dopo i tanti solleciti dei cronisti, neppure dopo l’allarme sollevato da giorni dai mezzi di informazione e dopo le altre notizie ufficiose secondo le quali alla Commissione di vigilanza non sarebbe arrivata la documentazione prescritta. L’ipotesi più ottimistica è un ritardo nella comunicazione dei bonifici.
Se così non fosse per il Bologna, che è una squadra che lotta per la salvezza, scatterebbe automatica la penalizzazione e si avvicinerebbe lo spettro della retrocessione. Sarebbe già un bel problema, ma non è tutto: aleggia sul Bologna di Porcedda la “sindrome Sacrati”. Come l’ex patron della Fortitudo anche la dirigenza sarda annuncia sempre i pagamenti, ma spesso le aspettative vengono disattese. A questo punto non è nemmeno chiaro se Porcedda abbia le risorse per continuare a gestire il club o sia sull’orlo del fallimento.
Oggi Sergio Porcedda è atteso in città: dovrà chiarire la situazione, un compito che non si preannuncia facile.

