Bologna, 18 ott. – Lo diceva nel 2009, quando pubblicò il volume “Investire in conoscenza“, lo ripete oggi a Bologna in occasione della “festa di idee” della casa editrice il Mulino. Per il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco la priorità deve andare tutta agli investimenti in conoscenza, formazione e ricerca. Quelli che porteranno da qui a 20 anni alla nuova fase di sviluppo, “che sarà straordinaria”. Nel frattempo bisogna affrontare la transizione e “supportare chi ha perso o perderà il lavoro”. “Attenzione però, non bisogna garantire il posto di lavoro – sottolinea il governatore di Bankitalia – ma i lavoratori, e ci sono tanti modi per farlo”. Visco ne butta lì uno, il reddito di cittadinanza, “ma sono ipotesi tutte da esplorare”.
Il punto di partenza è lo stato del dibattito economico che attualmente sembra annunciare due cose. Da una parte uno sviluppo straordinario che arriverà dal settore dell’innovazione, dell’information technology e della conoscenza. Dall’altra la sparizione di un posto di lavoro su due entro i prossimi 20 anni. “Spariranno lavori oggi diffusi”, dice Visco. Compito della politica sarà quello di predisporre le cose per intercettare il cambiamento che verrà (e lo sviluppo che creerà nuovi settori e quindi nuovi posti di lavoro), “perché i tempi stanno cambiando“. Ed è proprio questo il titolo che l’economista ha voluto dare alla sua lectio magistralis nell’Aula magna dell’Università di Bologna. “Così cantava Bob Dylan 50 anni fa”, attacca Visco citando il cantautore. For the times they are a-changin‘.
Un esempio pratico di cosa vuol dire intercettare il cambiamento Visco lo dà raccontando delle ricerche di un economista italiano emigrato negli States, Enrico Moretti. Nel suo libro “La nuova geografia del lavoro” Moretti ha mostrato come per ogni posto creato nel settore dell’innovazione se ne creino almeno 5 nel settore dei servizi ad attività manuale rilevante. E quindi hotel, ristoranti, consegne merci ecc. E’ nel mezzo, tra i lavori della conoscenza e i servizi che non possono essere sostituiti altrimenti, che arriverà la rivoluzione. “I macchinari sostituiranno il lavoro e la ricchezza si concentrerà nelle mani di pochi”, dice Visco dando conto delle ultime ricerche nel campo economico, e tra i tanti cita anche il francese Piketty e il suo Capitale nel XXI secolo. “Il cambiamento sarà rilevante, e non possiamo non tenerne conto perché le conseguenze potrebbero essere gravi”.
Per creare sviluppo, ragiona Visco, non bastano più le sole politiche nazionali, servono scelte europee. “Per fare l’Europa – dice Visco – bisogna partire dall’unione politica e finire con quella economica, non viceversa”. Per intanto, aspettando una maggiore integrazione a livello europeo, Visco indica i settori in cui il governo italiano può investire: la ricerca, la tutela del territorio e del patrimonio culturale, la semplificazione burocratica e una giustizia migliore. A chi chiede referendum per uscire dall’Euro (Beppe Grillo ad esempio) Visco non risponde direttamente, ma parla di scelte politiche “fatte guardando nelle specchietto retrovisore”. “Invece – conclude il governatore – i politici servono per affrontare il futuro. Altrimenti a che servono?”

