“I tempi della giustizia civile sono intollerabili”. Cause rinviate al 2018

29 gen. – La giustizia civile in Emilia-Romagna ha “tempi intollerabili“. Lo ha affermato questa mattina il presidente della Corte d’Appello di Bologna, Giuliano Lucentini, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Bologna. “Cinque anni e nove mesi per decidere una causa in primo grado e quattro anni e quattro mesi per deciderla in appello, per un totale di 10 anni e un mese“, ha detto Lucentini, tempi aumentati rispetto allo scorso anno, “di nove mesi per i Tribunali ordinari
e di sei mesi per la Corte d’Appello. E nel futuro, se nulla dovesse cambiare, occorrerà ben di più“. Basta pensare, che “le cause sono oggi rinviate, per le conclusioni, ad udienze che toccano addirittura l’anno 2018“. Se i tempi della giustizia civile sono “intollerabili”, va un po’ meglio nel penale, dove in primo grado
si registra una “riduzione dei provvedimenti di prescrizione” e anche un calo, seppur “modesto”, dei processi pendenti.
I motivi di tutto questo? “Gli stessi che illustrai negli anni passati”, ha detto Lucentini: “Un sistema normativo inadeguato a contrastare una criminalità sempre più astuta e agguerrita e un contenzioso civile tra i più alti d’Europa per causa di una esasperata litigiosità. Inoltre, “il sottodimensionamento delle piante organiche dei magistrati nei vari uffici e la non tempestiva copertura dei posti” e la “persistente scopertura dei posti del personale di cancelleria e la mancanza di risorse e di adeguati mezzi materiali”.

Anche la crisi economica continua a pesare sull’andamento della giustizia, specie quella civile, come dimostrano i dati dei procedimenti in cui sono coinvolte imprese e lavoratori in Emilia-Romagna, tutti in aumento. Nel periodo tra il primo luglio 2009 e il 30 giugno scorso, nel distretto emiliano-romagnolo i nuovi procedimenti in materia di lavoro sono stati 3.876, il 13% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; quelli in materia di fallimento sono stati 855 (+31%).

In una nota, gli avvocati penalisti hanno anticipato ieri la loro assenza alla cerimonia, che considerano “un rituale sterile”, dove vengono snocciolati “freddi dati e lamentele sulla esiguità delle risorse umane ed economiche invece che affrontare i veri problemi del sistema giustizia”.

Strenua difesa dei magistrati, infine, da parte di Lucentini, consapevole che “anche sull’onda di certe esternazioni, agli occhi di molti – incapaci di discernere il vero dal falso, di vedere la luna perché il loro sguardo non va oltre il dito che la indica – il magistrato è la causa di ogni male“. E’ il passaggio finale del suo discorso, in cui ha escluso “nel modo più radicale possibile” che il malfunzionamento della giustizia sia da attribuire alla magistratura in sé, “aldilà di innegabili colpe, talora anche gravi, di qualche magistrato”.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.