22 dic. -Alla fine sono stati i vertici del carcere minorile del Pratello a saltare: dal capo degli agenti in su, passando dal direttore Roccaro, per arrivare alla punta della piramide: Giuseppe Centomani, direttore del Centro Giustizia Minorile di Bologna.
Rimossi, con decorrenza immediata. La svolta impressa dal Ministro della Giustizia Paola Severino è stata rapidissima: un’ispezione tra il 6 e l’8 dicembre e poi la rimozione. Destinati ad altri incarichi. Fanno riflettere le dichiarazioni di Centomani: “Posso assicurare che al Pratello si stava vivendo una situazione di grande rilancio”.
Rilancio? I nostri ascoltatori e lettori sanno benissimo da mesi quello che stava accadendo dietro le mura di Via del Pratello, ve lo abbiamo raccontato a partire dall’inizio di settembre, nel silenzio degli altri mezzi di informazione. Prima, in agosto, la sostituzione della direttrice Paola Ziccone, voluta dal suo superiore Centomani. Una decisione maturata all’interno di uno scontro sempre più duro, nato da una diversa concezione dei rapporti educativi e della progettazione all’interno del carcere. Allora raccogliemmo molte voci che testimoniavano la qualità del lavoro svolto da Ziccone nei dieci anni passati alla guida del Pratello. E ci aveva colpito il clima di tensione, di paura che spingeva molti a voler mantenere l’anonimato, nei propri racconti.
Alla fine di settembre siamo riusciti a dare notizia dell’apertura di un‘inchiesta da parte del Tribunale dei Minori su un episodio verificatosi nel carcere, tra detenuti: un abuso sessuale avvenuto in una situazione complessiva di disagio, in cui atteggiamenti di prepotenza e bullismo da parte di alcuni si stavano ripetendo con sempre maggiore preoccupante frequenza.
Quello che ora sta emergendo è l’ipotesi che i vertici volessero tenere tutto chiuso in un cassetto, non comunicando immediatamente agli organismi superiori a Roma che episodi di quella gravità stavano scuotendo gli equilibri del gruppo di giovani detenuti. A far crollare il muro del silenzio sono stati alcuni lavoratori e lavoratrici del carcere che con grande senso di responsabilità hanno segnalato quello che stava avvenendo, non omologandosi allo slogan: “Al Pratello tutto va bene, anzi meglio”.
Non era così. Ora le inchieste della Procura dei Minori e della Procura ordinaria faranno il loro corso. Noi di sicuro sappiamo che i piccoli sassolini che hanno bloccato l’ingranaggio sono fatti del coraggio e della volontà di alcuni che, pur sentendosi isolati, non si sono voluti piegare al diktat del silenzio.
Finalmente il siluro ai vertici del Pratello ha costretto anche gli altri organi di informazione della città ad occuparsi della questione. Noi lo abbiamo fatto da subito perché crediamo che le istituzioni totali debbano garantire la trasparenza, le mura di quel luogo, in pieno centro, in cui trascorrono le giornate giovani vite non possono nascondere nulla allo sguardo della città.
Lucia Manassi

