I rifugiati scrivono al sindaco

5 mar. – Sono 17 i rifugiati africani di Villa Aldini che non vogliono lasciare il centro che per due anni li ha ospitati all’interno della “emergenza nordafrica”. Qualcuno di loro ha lavorato in questi anni al tribunale, altri pedalano sui risciò di Bi-bo, tutti sono stati in Consiglio Comunale, seduti al posto dei consiglieri, ricevendo da loro l’accoglienza di Bologna, ma a distanza di due anni dal loro arrivo si trovano senza lavoro, senza prospettive e senza più un posto dove stare, con la chiusura della struttura che li ha accolti. Hanno deciso quindi di scrivere al sindaco Virginio Merola e all’assessore Amelia Frascaroli per chiedere l’intervento del Comune. Sono 25 le firme dei rifugiati, a cui si aggiungono una decina di firme di cittadini bolognesi che supportano le loro richieste. Ascolta Stefania Piccinelli, tra le sostenitrici dell’iniziativa piccinelli

La fine del piano “emergenza Nordafrica” derubrica la loro situazione a quella dei senza dimora. Hanno tutti un permesso di soggiorno per motivi umanitari, cinque provenienti dalla Somalia anche l’asilo politico, ma le soluzioni per loro si limitano a 40  posti  letto aggiunti al “piano freddo”, fino alla fine del mese. E’ l’unica possibilità per entrare in contatto con i servizi d’assistenza, spiega l’assessore Frascaroli. Ascolta frascaroli-profughi

Nella stessa situazione si trovano 57 nigeriani che dormivano al centro dei Prati di Caprara e c’è il rischio che i posti non bastino per tutti.

La lettera firmata dai 25 migranti di Villa Aldini e da alcuni cittadini di Bologna (1 Mb)

La testimonianza  di uno dei migranti di Villa Aldini, raccolta da Lorenzo Alberghini

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