28 nov. – E’ una delle band di culto del panorama musicale britannico, ma forse è riduttivo definire così i Loop, il gruppo creato da Robert Hampson nel 1986, sciolto nel 1991 e riformatosi qualche mese fa per una serie di concerti che tocca oggi la nostra città con un concerto al Locomotiv Club, ultima data nel nostro Paese dopo Roma, Jesi e Torino.
La band è stata ospite di Maps, questo pomeriggio: Hampson ci ha raccontato i motivi della reunion (“Ce lo chiedevano di continuo, abbiamo pensato ‘ora o mai più'”), abbiamo rivissuto con lui quei primi anni, quando la band muoveva i primi passi, fino a parlare della fine dell’attività della band in quanto tale. “Non è stato come si crede”, ci ha detto il nostro ospite, confermando che la band non ha smesso di suonare per questioni personali, ma, piuttosto, “ambientali”.
Abbiamo rivissuto anche un altro momento topico, cioè quel primo giorno in sala prove con i Loop che tornano a suonare dopo venti e più anni. Un misto di comprensibile eccitazione e nervosismo, ma che poi ha portato alla felicità di risuonare alcuni brani, una ventina di canzoni che formano il corpus che la band ha portato, porta e porterà in tour. Una scaletta che prende in maniera equa da tutta la discografia della band, dai primi singoli all’ultimo album A Gilded Eternity.
Ma qual è l’effetto che le canzoni dei Loop, con le loro ripetizioni e i volumi elevati, hanno sul pubblico e anche sui membri della band stessa? E’ difficile da scoprire, perché Hampson ha dichiarato che non ama riascoltare le sue cose. “Come musicista e compositore penso al futuro, non al passato”. Per una band che si è appena riunita, una bella promessa e scommessa, no?



