22 apr. – Dopo quello che è successo a Roma anche in Emilia Romagna si muovono le acque dentro il Pdl. Se i finiani in regione sono concentrati soprattutto a Bologna e a Rimini, ma già pronti a creare un loro coordinamento con leader Enzo Raisi, il coordinamento cittadino del Pdl di Bologna, chiede le dimissioni del deputato bolognese, citato ieri da Berlusconi come uno di quelli che è sempre andato in tv ad attaccarlo negli ultimi mesi. Fabio Garagnani ha ribadito l’invito alle dimissioni “da coordinatore provinciale, non dal partito”, affermando che “quando un parlamentare che ha responsabilità istituzionali non condivide le linee del partito e viene censurato platealmente dal presidente del suo partito, la logica vuole che ne tragga le conseguenze e che si dimetta”.
Il pressing su Enzo Raisi, che nel duello ai vertici nazionali del Pdl, ha scelto di stare dalla parte del presidente della Camera, Gianfranco Fini, continua con l’ex collega di An, Patrizio Gattuso, che definisce “insostenibile” la posizione assunta dal deputato e lo invita implicitamente a lasciare il ruolo di coordinatore provinciale del partito.
In Provincia resta aperta anche la questione della presidenza del gruppo del Popolo della libertà,
che il deputato ex An ha ottenuto per sé e per la quale il collega di partito, Rino Maenza aveva chiesto le dimissioni di Raisi. Ma altri tre consiglieri provinciali del Pdl, Sergio Giudotti, Giuseppe Sabbioni e Roberto Flaiani, rompono l’accerchiamento su Raisi e, parlano di attacco “proditorio” e di “cattivo gusto” visto il delicato momento politico. Per i tre consiglieri “sarebbe meglio occuparsi di più in questo momento dei gravi problemi economici e sociali che affliggono anche il nostro territorio e non rinfocolare con inutili dichiarazioni per addetti ai lavori vecchie polemiche personali”.
Su 200 amministratori che hanno firmato l’appello per Gianfranco Fini sul sito di Generazione Italia nove sono emiliano romagnoli. Per questo Raisi frena: “Non c’è una struttura, è ancora presto. Noi siamo una corrente politica e non una di potere dentro il partito”.

