I detenuti alla Dozza in sciopero della fame

9 giu. – La protesta ad oltranza è stata decisa dai detenuti del carcere bolognese per protestare contro il sovraffollamento, così i detenuti hanno scritto una lettera in cui spiegano le condizioni in cui vivono quotidianamente: “in tre in uno spazio disponibile inferiore a cinque metri quadri, bagno compreso, per 20 ore al giorno, quando oggi un cane ha diritto a sette metri quadri”.

La lettera, risportata in parte dal Corriere di Bologna, è indirizzata indirizzata alla direttrice del carcere, al comandante della penitenziaria, al prefetto, al sindaco, al tribunale di sorveglianza; è stata firmata da più di mille detenuti e scritta da “Frio”, l’ex “re delle discoteche”. La protesta, pacifica, cosisterà nel rifiutare il carrello vivande e, nell’orario della consegna del vitto, verrà praticata la “battitura” delle stoviglie contro le sbarre.

“Ancora una volta è la Polizia penitenziaria a mantenere la situazione sotto controllo” dichiara Domenico Maldarizzi, coordinatore provinciale della Uil Pa Penitenziaria, che non nasconde la propria preoccupazione per quanto sta accadendo.

Sulla situazione alla Dozza il Pd si rivolgerà alla Commissione parlamentare straordinaria per i diritti umani per denunciare la “situazione vergognosa”.  La deputata Donata Lenzi e la senatrice Rita Ghedini chiederanno di inserire Bologna nel programma di indagine della commissione anche perché non hanno mai ricevuto risposta dal ministro Alfano a ben tre interrogazioni alla Camera e tre al Senato. Da oltre un anno è stata presentata anche una mozione sulla condizione delle carceri, dei detenuti e degli operatori di custodia, anche questa senza esito.

 

 

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