Bicchieri di troppo

16 apr. – «I ragazzi assumono l’alcol per “sballarsi”, a volte insieme ad altre droghe, ma non ne sono dipendenti, mentre gli adulti bevono per cultura e tradizione, magari senza arrivare all’abuso». Così Raimondo Maria Pavarin introduce 10 anni di indagini svolte dall’Osservatorio sulle dipendenze di Bologna, racchiuse nel volume Alcol e alcolismo in Emilia Romagna, a cura di Pavarin, responsabile dell’Osservatorio, e di Antonio Mosti, responsabile del Sert di Piacenza. Ne viene fuori una regione caratterizzata da un nord in cui prevale il consumo “tradizionale” di alcol e un sud, soprattutto la riviera romagnola, dove si beve per “sballarsi”.
Se ne parlerà domani durante il convegno “Tra alimento e cattiva abitudine: alcol e problemi sanitari”, nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio.
Dall’indagine è emerso che i nuovi consumatori problematici di alcol lo assumono insieme ad altre sostanze, in particolare alla cocaina e agli psicofarmaci; e spesso non esitano a mettersi al volante.
I Servizi territoriali fanno fatica a intercettare i consumatori problematici di alcol, che si rivolgono al Pronto soccorso «per cause non direttamente collegate all’alcol, a partire dagli incidenti stradali», spiega Pavarin. Solo il 10% di chi si rivolge agli ospedali entra poi in contatto con i Sert.

I curatori dell’indagine stimano che siano 30 mila le persone con problemi legati all’alcol nella nostra regione, 6 mila a Bologna.

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