Oggi abbiamo sentito un anziano in un bar di San Donato che commentava sconsolato: “siam senza sindaco, adesso ci fan fallire la squadra. Ci hanno tradito due volte…”
Ma come abbiam fatto a finire così?
Bologna è ormai considerata una città di cialtroni e vien presa d’assalto da buffoni e personaggi farlocchi d’ogni risma: non avendone abbastanza dei nostri li importiamo da fuori, attiriamo gente improvvisata, ancorchè pittoresca, ingolosita dall’idea di prenderci per i fondelli.
Porcedda non è che l’ultimo di una serie: Tacopina l’ammerecano che voleva far crescere i suoi figli a Bologna anche se non sapeva bene dov’era, Taci il petroliere albanese che prendeva a pugni i giornalisti scomodi (e finiva in galera), e poi carrellate di personaggi improbabili: manca la donna barbuta e l’uomo che mangia i chiodi poi i fenomeni da baraccone ce li siam fatti tutti.
Però adesso basta.
Non sappiamo se il Bologna fallirà, speriamo di no, non sappiamo se prima o poi andremo a far primarie o se dal Pd – pervicacemente – continueranno a tirar fuori ogni sera dalla cantina un nuovo candidato, ma bisogna comunque darsi un termine e un fine.
Primo punto: l’imprenditoria locale non è all’altezza della situazione. C’è una borghesia impigrita capace solo di lamentarsi e di viver di rendita, al massimo di speculare sulle aree gentilmente messe a disposizione dal Comune, facendo il giochino più vecchio del mondo. Ci ha provato Cazzola con Romilia. Poi ci ha riprovato Menarini, più in piccolo, spalleggiato pesantemente dalla Curia, chiedendo l’area al fido Delbono ma poi sappiamo come è andata a finire e non se ne è fatto più nulla.
Secondo punto. la politica. Qui si potrebbe addirittura scrivere un libro, tralasciamo: basti dire però che è ora di finirla con le manfrine. C’è una politica che si vergogna di se stessa che cerca di nascondersi dietro la popolarità, vera o presunta, di personaggi pubblici pensando che poi li manovrerà con i propri funzionari. Progetti di corto respiro che durano dalla sera alla mattina, anche perché il notabilato cittadino non è certo composto da Cuor di Leone: chi ha già fama, notorietà, una buona posizione sociale e ottimi stipendi non ha mica voglia di mettersi in gioco per prendersi – magari – sbadilate di letame in faccia.
Poi c’è tutto il funzionariato di partito, incapace di una sintesi, in cui vige costantemente un principio: se sei “una risorsa” non ti si fila nessuno, ma se diventi “un problema” prima o poi qualcosa arriva.
Infine le istituzioni: la decadenza di Bologna è dovuta, anche, all’incapacità politica di prevedere per Bologna capoluogo un grande progetto di sviluppo: l’idea policentrica perseguita nei lustri scorsi dalla Regione Emilia-Romagna è in crisi. L’idea di dare un contentino a tutte le provincie ha portato a una frammentazione e a una debolezza stutturale di Bologna sia sul piano strategico che su quello economico. Col risultato che le grandi infrastrutture o non ci sono, o non funzionano, mentre la regione è piena di cattedrali nel deserto (aereoporti, fiere, tecnopoli, ausl, etc. etc.).
E allora? Come se ne esce? Ognuno facendo la sua parte. Prendiamo gli ultras. Hanno deciso per il massimo sostegno alla squadra e hanno dato la scomunica a Porcedda. Giustissimo. Ma se gli ultras sanno fare il loro mestiere altri facciano il loro. I candidati presentino progetti, anche per lo sport professionistico, che senza essere mere speculazioni sulle aree diano voglia e speranze a chi intende investire. Le forze economiche, i rentier, escano allo scoperto: mica possono sempre rischiare solo i lavoratori: si mettano in gioco e ci mettano del loro.
Infine: basta lamentarsi. Va bene esser scarsi a giocare a pallone, ma regalare la squadra e l’immagine della città a delle bande di baggiani o di mitomani no.
Paolo Soglia


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