Hera, l’arroganza dei super-manager fa infuriare i sindaci

30 apr. – “Non mi sento in debito con nessuno”. Ha risposto così Tommaso Tomasi di Vignano, il presidente di Hera, ai sindaci del bolognese che chiedevano un ‘bel gesto‘ di sobrietà in tempo di crisi: autoridursi lo stipendio partendo dalle indennità. A farsi portavoce della richiesta era stato, durante l’ultimo consiglio di amministrazione, il primo cittadino di Imola, Daniele Manca, presidente del patto di sindacato dei soci pubblici che detengono il 62% della Holding Energia Risorse e Ambiente. La risposta bollata come “arrogante” ha spinto i sindaci di Minerbio, Granarolo, Baricella, Casalecchio, Monteveglio, Pianoro, Castelmaggiore, Pieve di Cento, Zola Predosa, Calderara e Sala Bolognese ad astenersi durante la votazione sui compensi ai super manager.

Non che i sindaci chiedessero la luna: “Diminuire di un certo x per cento questi numeri qua – dice Lorenzo Minganti, sindaco di Minerbio, ai nostri microfoni – sarebbe stato un bel gesto”. I numeri sono questi: al presidente Tomasi di Vignano andrà un’indennità di circa 380mila euro lordi, all’ad Maurizio Chiarini circa 430mila, ai consiglieri di amministrazione con incarichi operativi circa 80mila e 50mila ai consiglieri senza incarichi. Compensi di tutto rispetto e poi, secondo Minganti, amministrare la cosa pubblica è “già un onore di per sé” e per questo ci vuole “spirito di servizio”.

Ascolta Minganti Lorenzo Minganti_minerbio_hera_sito

L’ordine del giorno sui compensi ha comunque ottenuto il 62% dei voti favorevoli del Cda. A salvare le retribuzioni dei super manager è stato il voto favorevole del Comune di Bologna, che da solo possiede il 13,7% delle quote.

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