Hera porta acqua al suo mulino: i vertici contrari ai referendum

30 apr. – Secondo il presidente di Hera, Tomaso Tommasi di Vignano, i referendum proposti dai comitati per l’acqua pubblica contro il decreto Ronchi non sarebbero la strada giusta. Lo ha detto uscendo dall’assemblea degli azionisti della multiutiliy emiliano-romagnola che ha approvato oggi il bilancio del 2009. L’anno scorso è stato positivo per Hera: ricavi consolidati per 4.204,2 milioni di euro e un utile netto consolidato di 71,1 milioni di euro. L’assemblea ha perciò scelto di distribuire agli azionisti dividendi pari a 8 centesimi per azione. Rispetto alla posizione dei sindaci della provincia che qualche giorno fa hanno bocciato gli aumenti delle tariffe proposti da Hera, l’amministratore delegato, Maurizio Chiarini, le ha bollate come “polemiche che non hanno senso di esistere”, “perché c’è una legge che spiega come si calcolano le tariffe dell’acqua”. Secondo l’ad di Hera, infatti, la legge sarebbe chiara: “La legge dice che la tariffa deve compensare i minori volumi venduti”. A difendere l’operato di Hera ci si è messo anche il sindaco di Imola e presidente del patto di sindacato dei soci pubblici di Hera, Daniele Manca, che ha espresso un parere positivo sulla gestione delle risorse idriche da parte della società. Secondo Manca, poi, “Il sistema tariffario del nostro territorio è conveniente per il cittadino, perché rispetto ad altri territori qui le tariffe sono più basse”.

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