Gualmini (Cattaneo): “Sono sindaci di minoranza”

Bologna, 9 giu. – La domenica di ballottaggio ha consegnato alla guida di molti comuni italiani dei “sindaci di minoranza“. Secondo Elisabetta Gualmini, presidente dell’Istituto Cattaneo di Bologna, è questo uno dei dati più significativi del secondo turno delle amministrative 2014.

Che ci fosse un calo nei votanti era prevedibile, visto il venir meno dell’apparentamento con le Europee; quello che in pochi si aspettavano era un crollo così netto. In Emilia Romagna la differenza tra il primo e il secondo turno è stata del 22%. E da altre parti del Paese è andata pure peggio. “Per la prima volta siamo scesi sotto il 50%” dice Gualmini. Il dato finale nazionale dell’affluenza infatti è stato del 49,5%.

“Sono sindaci di minoranza – dice Gualmini -, legittimati dal voto ma votati da pochi”. E questo potrebbe, o meglio dovrebbe, avere dei riflessi anche sul modo in cui questi sindaci governeranno. Il caso Mose e gli arresti di questi ultimi giorni potrebbero aver influito sull’esito del voto, riducendo ulteriormente l’affluenza a scapito proprio dei candidati del Partito Democratico.

La cifra caratterizzante di queste amministrative, primo e secondo turno, secondo Gualmini sta nel superamento della diade ‘centro destra vs centro sinistra’, in favore di quella ‘vecchio vs nuovo’. Chi ha vinto, in quasi tutti i comuni, lo ha fatto perchè è stato riconosciuto come rappresentante del nuovo. E’ sotto quest’ottica che Gualmini legge anche il risultato non brillante, seppur vincente, di Gian Carlo Muzzarelli a Modena. Sarebbe proprio questo suo rappresentare l’ortodossia pci-pds-ds ad aver indebolito l’assessore regionale alle attività produttive nella scalata alla guida della città della Ghirlandina. Quando i candidati del Pd hanno incarnato il rinnovamento, come accaduto a Molinella, hanno ottenuto un successo anche superiore alle aspettative; quando invece il candidato, come nel caso di Modena ma anche e soprattutto di Livorno e Padova, o si sono limitati i danni o si è proprio perso. Questo bisogno di novità dovrà pesare, assicura Gualmini, anche nella corsa al rinnovo dei vertici della Regione, previsto per la prossima primavera.

Secondo Gualmini, con l’arrivo di Matteo Renzi alla guida del Partito democratico si è assistito ad una cambio della forza motrice: un tempo a trainare il risultato a livello nazionale era la capacità amministrativa. Ora, l’effetto Renzi ha ribaltato tutto: il Partito democratico è trainato alle amministrative dal livello nazionale.

      Gualmini

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