Bologna 26 gen.- “Dipenderà molto dalle due parti, la Troika e Angela Merkel da una parte e Tsipras dall’altra. La vera domanda è se Tsipras oggi sia veramente in grado di minacciare in modo credibile l’uscita della Grecia dall’euro, in questo modo il suo potere sarebbe sostanziale. In Germania l’opinione pubblica è fortemente contraria ad ulteriore agevolazioni”. L’economista dell’Università di Bologna Paolo Manasse interviene sulla vittoria di Syriza alle elezioni greche, il leader Alexis Tsipras ha annunciato che la sua vittoria decreta la fine dell’austerità imposta dalla Troika. Ma tra le parole dei comizi e la realtà dello scenario futuro ci sono molte differenze come avverte Manasse che è uno degli autori della proposta di ristrutturazione del debito italiano proprio per non finire come la Grecia.
“La Grecia e i greci vengono da uno sforzo d’aggiustamento micidiale – avverte l’economista – alcuni anni fa il paese aveva un disavanzo primario del 15% ora ha un surplus del 5% quindi hanno tirato la cinghia in modo veramente incredibile come nessun paese dal dopoguerra in Europa. D’altra parte la Grecia ha avuto condizioni molto agevolate, paga interessi molto bassi sul debito pubblico che è detenuto in gran parte dalla Troika, ha una dilazione lunga nel pagamento. Per questo ci sono una serie di ragioni che rendono il negoziato molto difficile”.
Tsipras dovrà trovare 28 miliardi di euro nei prossimi due anni per finanziare il disavanzo e quindi è inevitabilmente destinato a rimanere legato al cordone d’ossigeno di BCE, commissione Ue e Fondo Monetario Internazionale. “Forse gli spazi di negoziazione sono relativi ad un aggiustamento più lungo nel tempo, credo che la flessibilità delle negoziazione potrebbe essere la chiave di questo negoziato che si annuncia complicato”.

