“Gratuitamente violenti”: le motivazioni della sentenza Aldrovandi

“Modalità gratuitamente violente” sono le parole usate dai giudici della Corte d’Appello di Bologna nelle motivazioni della sentenza che ha confermato le condanne a tre anni e sei mesi “per eccesso colposo” per i quattro agenti di polizia della questura di Ferrara che uccisero Federico Aldrovandi la mattina del 25 settembre 2005.

Nello svolgimento del loro lavoro di tutori dell’ordine pubblico, spiega la sentenza, non hanno adempiuto al loro dovere: sapevano di avere davanti una persona senza controllo, in stato di alterazione e “avrebbero dovuto avere un approccio di tipo psichiatrico-sanitario e non iniziare una manovra di arresto, contenimento e immobilizzazione condotta con estrema violenza, con modalità scorrette e lesive, quasi i quattro volessero ‘punire’ Aldrovandi per il comportamento aggressivo tenuto nel corso della prima colluttazione con Pontani e Pollastri”.

I giudici confermano in pieno le pene decise nel luglio 2009 dal giudice di Ferrara Francesco Maria Caruso e danno un motivo preciso dietro ai fatti di via Ippodromo. Tutto ruota, secondo la sentenza, attorno ad un intervento “ingaggiato senza reale necessità che non fosse quella di vendicare l’affronto subito poco prima”. E i quattro agenti sono tutti colpevoli indistintamente, hanno spiegato i giudici, tutti responsabili della morte di Federico, perché “ognuno di loro ha percosso o calciato il ragazzo, anche dopo essere stato atterrato e ognuno di loro non ha richiesto l’invio di personale medico prima e invece di “bastonare di brutto per mezzora”, come detto da Pontani al telefono con la centrale operativa del 113 e registrata.

Federico Aldrovandi quella mattina era in uno stato di alterazione dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti e per i giudici d’Appello, proprio lo stato di agitazione psicomotoria potrebbe essere stato il motivo della reazione degli agenti. Ma  la percezione chiara che i quattro agenti avevano di Federico diventa una sorta di aggravante per loro: perché come poliziotti professionalmente preparati, visto stato di servizio ed esperienza, avevano chiaro lo stato di necessità di Federico, “quello stato patologico di alterazione al momento dei fatti e la sua doverosa riconoscibilità da parte degli agenti” che avevano davanti un ragazzo che diceva “basta” e chiedeva “aiuto”, poco prima di morire.

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