14 lug. – Gli studenti del collettivo “Autunno caldo” protestano contro il nuovo regolamento dell’Er.go, l’azienda regionale per il diritto allo studio. Hanno scritto una lettera indirizzata anche al presidente della regione e al Miur dell’Emilia-Romagna. Tra i punti più contestati c’è l’obbligo di restituzione della borsa di studio, clausola già esistente nei precedenti regolamenti e mai modificata, né dall’Arstud (azienda che sino allo scorso anno ha gestito il diritto allo studio) né dall’Er.go.
Infatti, gli studenti, qualora non raggiungano i crediti richiesti (25 al primo anno, 80 al secondo e 135 al terzo) sono tenuti a risarcire l’importo della prima rata della borsa (che per regolamento è liquidata entro la fine dell’anno in cui si è fatta la domanda) più le altre agevolazioni ottenute. Nella prima rata sono infatti compresi anche i servizi di alloggio e ristorazione, costi che vengono scontati al momento della liquidazione. Per fare un esempio, uno studente che percepisce 1.200 euro in contanti come primo parziale di borsa e alloggia in uno studentato, dovrà risarcire non solo l’importo ricevuto, ma anche le mesilità che l’azienda sconta automaticamente dal primo parziale a chi è idoneo per il posto alloggio.
Secondo “Autunno caldo”, l’obbligo di risarcimento della prima rata della borsa, sarebbe «un vero ricatto nei confronti di tutti gli studenti». Un «boccone amaro» in particolare «per gli utenti con redditto basso, poiché «chiedere dei soldi a chi non riesce a raggiungere i crediti richiesti è un modo per indebitare lui, la sua famiglia, oppure condurlo all’abbandono degli studi».

