Gli emiliani? Affamati di cultura

Bologna, 21 nov. – Nonostante la crisi, gli emiliano-romagnoli non rinunciano al loro ruolo di fruitori del mondo dello spettacolo, ritenendo cinema, teatro e musica elementi decisivi della propria identità individuale e collettiva, e quindi non sacrificabili.

Dalle ricerche condotte dall’Osservatorio dello Spettacolo dell’Emilia Romagna sull’influenza della crisi nei settori della produzione e del consumo dello spettacolo, esposte durante la giornata di studi “Spettacolo: mercati in crisi?”, emerge infatti che in media gli italiani tendono a fare una spesa più responsabile, riducendo il superfluo e dirigendo il loro interesse verso le attività relazionali, sociali e culturali. Tra i dati raccolti spiccano poi quelli dell’Emilia Romagna che risulta avere una delle percentuali più alte nel consumo di cultura tra tutte le regioni.

Per quanto riguarda la produzione culturale invece, viene messo in luce come proprio la crisi possa generare effetti positivi, inducendo il sistema dello spettacolo a cercare nuove strategie risolutive nei campi degli investimenti, del territorio, della comunicazione, della promozione e della creazione di legami con i privati. Soluzioni che potrebbero anche fungere da scappatoia per la poco rosea situazione dell’occupazione culturale, che ha subito un calo proprio negli ultimi anni.

Abbiamo intervistato Antonio Taormina, responsabile Attività di ricerca ATER

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