13 set. – Anche il Comune di Bologna aderisce alla protesta dell’Anci contro la manovra del Governo: sindaco e assessori giovedì 15 settembre volantineranno davanti all’anagrafe per spiegare gli effetti dei tagli sui servizi della città.
L’associazione dei Comuni aveva pensato, in realtà, ad una serrata degli uffici anagrafe “per fare toccare con mano ai cittadini i disagi che avranno in maniera molto più pesante nei prossimi mesi a causa della manovra. A Bologna si è scelta però una linea più soft. “Una protesta alla bolognese” dice il coordinatore di Giunta Matteo Lepore che spiega: “Terremo aperta l’anagrafe, per evitare di causare ulteriori problemi ai cittadini, però, in ciascuno dei nove quartieri cittadini, il sindaco e i suoi assessori andranno a consegnare a chi si presenta all’anagrafe un volantino che illustra i disservizi che potrebbero esserci a causa dei tagli”.
Secondo l’Anci in tutta Italia la protesta coinvolgerà 8.094 Comuni. A San Lazzaro, in occasione della protesta, la Giunta sarà a disposizione dei cittadini dalle ore 11, in piazza Bracci per illustrare gli effetti della manovra sui servizi.
A Casalecchio il sindaco Simone Gamberini distribuirà volantini all’ingresso dello Sportello polifunzionale del Comune, indossando la fascia tricolore. Poi, nel pomeriggio, la sala del Consiglio comunale ospiterà un incontro pubblico sulla manovra.
Ma non è tutto. Tornando a Bologna, per il 26 settembre il sindacoMerola ha convocato gli stati generali per discutere della manovra del Governo e degli effetti che avrà, non solo sulle casse comunali, ma anche sul tessuto economico e sociale cittadino. A Palazzo D’Accursio verranno ascoltate le principali associazioni economiche e le diverse sigle dei sindacati.
La Regione intanto ha comunicato che farà ricorso presso la Corte costituzionale contro l’obbligo, imposto dalla finanziaria, di accorpare in istituti comprensivi di almeno mille alunni le scuole d’infanzia, primarie e secondarie di prima grado. Cifra che scende a 500 per le scuole di montagna.
L’assessore alla scuola Patrizio Bianchi ha deciso il ricorso rivendicando la propria autonomia di gestione sulle materie scolastiche e spiegando che l’imposizione dei “500 alunni nei territori di montagna significherebbe accorpare situazioni molto lontane tra loro, e di fatto annullare il radicamento delle scuole sul territorio”.

