Giscard: “Ustica? non dispongo d’informazioni”

“Non dispongo di informazioni a questo riguardo”, si limita a dire Valery Giscard d’Estaing, all’epoca presidente della Repubblica della Francia, in una breve dichiarazione all’ANSA in merito a le supposte responsabilità francesi nell‘abbattimento del DC9 il 27 giugno 1980 sui cieli di Ustica. Non meno laconica la comunicazione dell’intelligence transalpina: “Non abbiamo nessun commento rispetto a questa questione”. Sulla stessa linea il direttore del Centro francese di ricerche sull’intelligence (CF2R), Eric Denecé:“Non ne so nulla. Si tratta di una vicenda che non ha niente a che fare con i servizi segreti”.

Per Jean-Pierre Darnis, esperto in questioni di sicurezza e difesa, direttore del Master in Relazioni franco-italiane all’università di Nizza, “il no comment della Francia, il fatto che non si trovino interlocutori, non deve essere inteso come omertà francese. Ma solo come il fatto che nessuno oggi tra ministri e alti funzionari in carica è in grado di rispondere: la strage di Ustica è cosa vecchia, coperta da segreto di Stato”. “Non rispondono perché non possono, nessuno ha la responsabilità per farlo”, afferma ancora Darnis, aggiungendo: “Se per assurdo l’ipotesi del missile francese che per sbaglio ha colpito l’aereo italiano fosse vera, in nome dell’alleanza democratica tra Italia e Francia questa cosa coperta da segreto di Stato non trapelerà mai”.

Per Fabio Liberti, ricercatore presso l’istituto francese di relazioni internazionali (Iris) e strategiche, “trincerarsi dietro al segreto di Stato è normale, in linea con la cultura francese, specie per quanto riguarda un’azione di guerra“. Sempre secondo lo studioso, visto il miglioramento dei rapporti della Francia nei confronti della Libia “non c’é nessun interesse a far riemergere questo episodio”. Diversa l’opinione di Antoine Basbous, direttore dell’osservatorio dei Paesi arabi: “Credo che tra Paesi democratici come l’Italia e la Francia, membri fondatori dell’Ue, alleati nella Nato, debba venir fuori la verità e credo che sia necessaria la trasparenza”. Per la corrispondente a Roma del settimanale L’Express, Vanja Luksic, “il silenzio delle autorità francesi potrebbe avvalorare la tesi di una loro responsabilita. E forse – aggiunge – quello che trent’anni fa doveva rimanere segreto oggi potrebbe venire fuori”.

Molto più duro il corrispondente del quotidiano Liberation, Eric Jozsef, secondo cui il silenzio francese è “un secondo muro di gomma. La Francia ha approfittato dei ritardi italiani per non rispondere mai”, ha affermato ancora il giornalista, secondo cui “l’ipotesi più verosimile è la colpevolezza francese. Non possiamo accettare di sentirci dire che i francesi non sanno nullla. Perché questo è impossibile. La Francia non può continuare a tacere, conclude Joszef.

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