29 ott. – Solo il 15% dei nuovi contratti nella provincia di Bologna è a tempo indeterminato. Sempre meno e sempre più precari: secondo i dati del settembre 2009 il 60% è a tempo determinato e il 12% occasionale e co.co.pro, contro il 47% e il 6% nel gennaio di quest’anno. La Cisl descrive la situazione dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro negli ultimi 6 mesi, in vista del convegno “Posto fisso sì, posto fisso no”, previsto oggi in via Milazzo.
Una variazione significativa anche tra i settori piu’ attivi: nel 2007 e nel 2008 le nuove assunzioni riguardavano soprattutto il settore manifatturiero, mentre nei primi nove mesi del 2009 il primato e’ passato al settore alberghi-ristoranti, seguito dall’istruzione e con il manifatturiero solo al terzo posto
Due casi tipo ci mostrano le conseguenze di questi numeri: Roberta ha un contratto a tempo indeterminato di 20.022 euro lordi all’anno. In caso di perdita del posto prenderebbe una indennita’ di disoccupazione per sei mesi di 858 euro piu’ altri due mesi a 715 euro ed in caso di maternita’ prenderebbe 1.430 euro. La sua collega coetanea Valentina con una collaborazione a progetto, guadagna 15.730 euro lordi l’anno, nessun diritto all’indennita’ di disoccupazione e in maternita’ prenderebbe 896 euro, ma solo dopo la nascita del figlio.
“Finche’ i contratti instabili saranno piu’ convenienti per le aziende rispetto al tempo indeterminato, la situazione potra’ solo peggiorare” commenta Alberani, segretario generale Cisl Bologna. L’obiettivo, secondo Cisl, dev’essere la “flexicurity”, ovvero flessibilita’ si’, ma coniugata alla sicurezza del posto di lavoro e alla tutela previdenziale.

