Armando Gasiani ha gli occhi chiari, di un azzurro profondo, lo stesso colore della camicia che spunta da un maglioncino beige. Un anziano come tanti altri, come quelli che affollano i centri commerciali, in estate per il fresco, in inverno per il caldo, seduti ai tavolini a combattere insieme la solitudine. Ma Armando è diverso. Lui non è solo, ha Maria, sua moglie da 54 anni, che un pomeriggio di Natale lo ha aiutato a rinascere. Armando, classe 1927, è un ex deportato politico nel campo di concentramento di Mauthausen, che ha deciso di raccontare la propria storia solo dopo aver visto il film di Roberto Benigni, “La vita è bella”.
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All’interno anche le interviste al direttore dell’Istituto Ferruccio Parri, Luca Alessandrini, e ad Andrea Ferrari, tra i curatori de “Il libro dei deportati” edito da Mursia.

