Giannini ai ‘Quota 96’: “Aspettate mercoledì”

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Bologna, 31 ago. – Una decina di ‘Quota 96‘ della scuola ha contestato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini al termine del suo intervento alla festa nazionale del Partito Democratico al Parco nord di Bologna. “Non avete parlato di noi” lamentavano alla fine del dibattito nella sala centrale della festa tra la numero uno del Miur e Davide Faraone, il responsabile Pd di Welfare e istruzione. “Aspettate mercoledì” è stata la replica del ministro. I ‘Quota 96’ sono quei docenti, 4 mila in Italia, che nel 2012 avevano compiuto sessant’anni e con alle spalle 36 anni di insegnamento. Speravano di andare in pensione, e per questo attendevano un provvedimento del Governo. Contavano proprio sulla Riforma della Scuola, ma Giannini la settimana scorsa, quando per la prima volta ha accennato alla riforma, ha gelato loro il sangue. Per questo in una decina si sono presentati al Parco Nord. E si sono sentiti ripetere: “Abbiate fiducia”.

Dopo lo stop di venerdì scorso, mercoledì 3 settembre la riforma renziana della scuola dovrebbe arrivare all’esame del Consiglio dei ministri. Dopo, come ha promesso Faraone, “discuteremo con il mondo della scuola”. La promessa di un confronto con chi la scuola la vive, viene anche direttamente dal ministro: “Si parla della scuola col paese prima dei provvedimenti legislativi” dice l’ex rettore dell’università degli stranieri di Perugia, finita nel governo Renzi in quota Scelta civica.

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Davanti alle 500 persone sedute sotto il tendone bianco della festa de l’Unità, Giannini ha spiegato il ragionamento che sta alla base della riforma: “La scuola deve tornare ad essere ascensore sociale”. Per fare questo il ministro promette assunzioni: “L’organico è sottodimensionato: dobbiamo partire da questa considerazione”. E poi “stipendi adeguati” che prevedano “premialità ma anche penalizzazioni”. E valutare chi ne ha diritto? “Ci sono standard internazionali” risponde il ministro che cita i testi Invalsi, quelli per la valutazione dei livelli di apprendimento degli studenti. Necessari e utili per il ministro ma contestati da una parte della platea: “Non servono a nulla” gridano alcuni a sedere tra il pubblico.

In platea, in prima fila, c’è il rettore dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi. E proprio sull’università il ministro raccoglie l’applauso più forte della platea della festa de l’Unità, quando parla del superamento del test per l’ammissione alla facoltà di medicina. La ricetta del ministro è quella di abolire la selezione all’ingresso per “togliere potere ai baroni”. Per fare un esempio il ministro si rivolge alla platea: “Chi di voi sa chi è Noam Chomsky?” Solo alcune decine di mani si alzano. “Non vergognatevi. E’ un linguista americano- spiega Giannini-. Saperlo non serve per valutare la vostra attitudine ad essere medici”. Applausi convinti da molti, ma anche qualche gesto di disappunto: “La cultura generale è importante” dice scuotendo la testa un maestro.

Sul fronte dei programmi didattici, Giannini vorrebbe l’insegnamento della musica nella scuola primaria, più lingua straniera e una maggior aggiornamento degli insegnanti rispetto alle nuove tecnologie. Per le superiori, invece, il ministro propone una maggior alternanza scuola lavoro. Il modello è quello dell’apprendistato, in Germania funziona ma alle nostre latitudini è ancora al palo: “Solo il 9% dei nostri studenti fa stage in azienda- dice Giannini-, ma anche le nostre imprese devono essere preparate ad accoglierli”. In Italia meno dell’1% delle aziende è disponibile ad accogliere i gli studenti adolescenti.

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