Esponenti dell’area AN del Pdl stanno mettendo sul fuoco della campagna elettorale l’arrosto di pubblici esposti e denunce nei confronti dell’operato della giunta in carica. Si tratta, nel caso sollevato da Alberto Vecchi, di spese legali affidate a uno studio legale di fiducia e non al nutrito collegio di avvocati di cui dispone la Regione Emilia-Romagna.
Poco si sa invece del contenuto dei faldoni portati in procura ieri da Enzo Raisi: stando alle dichiarazioni dello stesso Raisi, e secondo notizie riporate dalla stampa, si tratta di quattro casi specifici, tre riguardano l’ufficio di presidenza della Regione, quindi di Vasco Errani, dove si parla di consulenze ma anche di altro. Il quarto caso invece coinvolgerebbe l’ufficio dell’assessorato alle Attività Produttive.
Serve una riflessione. In primo luogo (la storia recente lo ha dimostrato), c’è una questione morale che va affrontata con intransigenza nessuno si può chiamar fuori in virtù di antichi meriti e lunghe tradizioni di buona amministrazione. Il luogo comune, positivo, con il quale sono cresciuti i cittadini dell’Emilia-Romagna è “che qui certe cose non succedono”. Ogni luogo comune contiene in sè una buona dose di verità per quanto riguarda il passato, ma non è un salvacondotto in bianco sul presente nè tantomeno sul futuro.
Se esistono opacità, relazioni torbide tra potere politico e forze economiche, oppure addirittura veri e propri illeciti essi devono essere sollevati e denunciati. Nel caso vi sia il sospetto fondato di estremi di reato anche portati all’attenzione della magistratura. Non sappiamo se gli esposti di Raisi siano fondati, ma non è malevolo ipotizzare che più che i riflessi giudiziari futuri, all’onorevole interessi l’impatto immediato della denuncia a ridosso del voto.
Quello che infatti lascia perlomeno perplessi nella accelerata giudiziaria degli ex AN è la tempistica: dove sono stati i consiglieri di opposizione del Pdl per cinque anni? Com’è che i faldoni arrivano dritti in Procura alla vigilia delle elezioni senza esser passati attraverso il percorso di denunce pubbliche e di campagne politiche? Qui non si tratta come nel caso dello scandalo sulla protezione civile o sull’inchiesta di Trani di inchieste autonome dei magistrati, ma di esposti presentati da forze politiche che da anni stanno sui banchi di viale Aldo Moro. Il mestiere dell’opposizione è quello di svolgere un controllo nei confronti di chi governa, non solo attraverso la controproposta politica, ma denunciando anche eventuali scandali. Forse siamo stati distratti, ma a noi è parso che in Regione le opposizioni siano state per anni fin troppo evanescenti e non ci risultano, a memoria, grandi campagne di denuncia su fatti e misfatti dell’amministrazione Regionale.
Fatta eccezione per la recente campagna del Pdl regionale tesa a dimostrare eventuali favori economici ricevuti dalla cooperativa “Terre Emerse”, di cui era presidente il fratello di Vasco Errani, non ci risulta nient’altro. Anche il paragone col caso Delbono non regge: quello venne fuori durante l’ultimo faccia a faccia a pochi giorni dal voto, qui si parla di fatti e delibere che vanno indietro negli anni.
Pare proprio che la sonnacchiosa destra emiliana, che ha dormito per tutta la legislatura, complice la vicenda bolognese di Delbono adesso sia tentata di provare la “spallata” per via giudiziaria anche in regione. Dunque i magistrati demoniaci, corrotti e comunisti, che secondo Berlusconi infestano le procure italiane diventano improvvisamente utili e giusti a Bologna, quando c’è da portare in Procura dei faldoni, magari sotto l’occhio attento e il taccuino pronto di fotografi e giornalisti. Domenica Berlusconi sarà in città, c’è da chiedersi se assisteremo al solito attacco alle Procure e a chi “fa politica attraverso la magistratura”, proprio mentre i suoi alfieri locali riempioni di denunce i tribunali a una settimana dalle elezioni.
Paolo Soglia


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