30 giu. – Fatture false e frodi carosello in cui reimpiegare i soldi della ‘Ndrangheta. E’ questa l’accusa che ha portato oggi all’arresto di sei persone nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna e condotta dai Carabinieri del comando provinciale di Modena con il Gico della Guardia di Finanza di Bologna. Il sistema è stato scoperto quasi per caso: l’indagine è partita dopo l’attentato dinamitardo che nel luglio 2006 danneggiò la sede di Sassuolo, in provincia di Modena, dell’agenzia delle entrate. Gli investigatori hanno collegato la bomba ad un accertamento che proprio l’agenzia colpita stava conducendo nei confronti della Point One spa, un’azienda di compravendita di materiale informatico che aveva crediti iva per ben 700mila euro. Una cifra troppo alta che aveva determinato l’accertamento fiscale non gradito da Paolo Pelaggi, titolare dell’azienda e, secondo la procura, a capo dell’organizzazione smantellata oggi. Proprio Pelaggi, secondo gli investigatori, avrebbe messo, in concorso con altri, la bomba.
L’indagine ha scoperto un intricato e complesso sistema di truffe, noto come sistema a carosello, in cui aziende, alcune anche fittizie, comprando e rivendendo materiale informatico poi risultato fasullo, reimpiegavano i soldi provenienti dal clan ndranghetista degli Arena.
Gli arrestati di oggi sono sei, tutti di origine calabrese residenti da tempo in Emilia. Una settima persona, un commercialista svizzero di Lugano, considerato il consulente personale di Pelaggi, colui che avrebbe consigliato al capo il sistema per truffare il fisco, è tutt’ora ricercato. Oltre agli arresti, il gip ha ordinato anche una serie di sequestri di beni, chiesti con l’obiettivo di aggredire il patrimonio della cosca: cinque immobili (tra cui due ville con piscina dei fratelli Pelaggi), un terreno, cinque auto, 10 quote societarie, 22 polizze assicurative e 43 rapporti bancari.
