24 nov. – Aveva sede a Bologna il gruppo delle slot machine truccate. Inserivano un filtro tra le schede di gioco e il connettore che invia i dati al Monopolio di Stato, così il volume delle giocate risultava inferiore e i gestori potevano pagare meno imposte.
A fornire slot machine e video poker truccati era un’organizzazione guidata da padre e figlio, Maurizio e Gianluca Maselli, entrambi bolognesi ora in carcere, che gestivano una rete operante in Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Sicilia.
Dieci gli arresti, di cui tre in carcere, e 32 i gestori di locali (20 a Bologna) indagati per associazione a delinquere e frode informatica allo Stato. Sull’inchiesta, condotta dalla Procura di Bologna con l’aiuto della Guardia di Finanza, c’è l’ombra dei Casalesi, ma per ora nessun legame diretto.
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