“Vi prego di fare un passaparola di questa nostra festa, anche perché per me sarà l’ultima occasione di incontrarvi in tanti all’Eremo di Ronzano. Come molti di voi sanno già, sono stato trasferito a Budrio in una Comunità parrocchiale, e lì mi trasferirò nei giorni successivi.
Lascio Ronzano con ovvio dispiacere, ma sereno, soprattutto per l’amicizia antica e nuova rafforzata e coltivata con voi tutti. ” Con queste parole Frate Benito Fusco si rivolge alla comunità che si ritrova all’Eremo di Ronzano e di cui in questi anni è stato partecipe protagonista.
Benito Fusco nella sua vita ha attraversato diverse stagioni: dal movimento del ’77 in Lotta Continua (era grande amico di Francesco Lorusso), è passato all’attività politica istituzionale nelle file del partito socialista, diventando assessore a Casalecchio negli anni ottanta. Poi la scoperta della vocazione: quindici anni fa prende i voti e diventa frate. Ma l’essere frate di Benito Fusco non cancella affatto quello che era, anzi, semmai lo rafforza nella consapevolezza dei suoi valori e nello stesso tempo lo rasserena rispetto alle sconfitte e ai compromessi che l’idealità applicata alla politica comporta.
Inevitabile pensare che questi anni di attività all’Eremo di Ronzano non abbiano suscitato solo consensi: che Fusco e i suoi confratelli non siano “allineati” non è un mistero, ma è la visibilità e la partecipazione alle attività portate avanti sull’Eremo che probabilmente non entusiasma le gerarchie ecclesiastiche. D’altronde basta guardare i relatori della Festa dei Popoli di quest’anno per rendersene conto. pieghevole-festa-popoli-2009-lavoro-11
Ma è stata la firma di Fusco apposta a un documento sulla libertà del “fine vita” pubblicato da Micromega dopo la morte di Eluana Englaro, assieme a quella di altri 40 sacerdoti, a causare problemi al Frate di Ronzano. Ne dava notizia nei giorni scorsi l’agenzia “Adista” : “Ad agosto – riferiscono ad Adista fonti vaticane – sarebbe infatti partita dalla Congregazione per la Dottrina della Fede una lettera indirizzata ai vescovi diocesani e ai superiori provinciali dei 41 preti e religiosi contenente un ordine preciso: convocare i sacerdoti per richiamarli all’ordine ed eventualmente punirli.”

